giovedì 2 aprile 2009

Indiani d'America - Il Viaggio Sciamanico di Naabis


Traggo dal blog MATWAU QALETAQA un breve articolo sul "viaggio sciamanico".
Tantissime le similitudini con "viaggi" di altri popoli/culture.

Ogni strada e percorso se saggiamente intrapreso porta alla rivelazione di ciò che siamo, qualsiasi sia il luogo di nascita e qualsiasi sia la fede.
L'essere umano nasce con questo scopo, la ricerca di se stesso è il motivo della sua vita sul pianeta, e gli Sciamani in questo ci insegnano molto.
La verità è intrinseca negli esseri umani tutti, la ricerca è solo interiore....

Un grande ringraziamento a tutti gli agli amici del blog MATWAU QALETAQA, custodi di questa meravigliosa cultura, è un enorme piacere leggervi.


IL VIAGGIO SCIAMANICO
Il corpo si muove al suono primordiale dei tamburi e l'anima ricorda il suo profondo legame con la terra e con il cielo,
risvegliando le forze interiori che aiutano a vivere pienamente, con creatività e saggezza.

Una delle tecniche essenziali per accedere ai diversi mondi o realtà parallele è
il viaggio sciamanico,
nel quale, dopo un adeguata preparazione fisica e spirituale, si possono sperimentare incredibili dimensioni di spazio interiore: mentre il corpo si trova in stato di totale rilassamento, l'anima viaggia, oltre i cinque sensi, in una realtà non ordinaria.
Danza sciamanica, rituali, drumming (suono dei tamburi), sono gli strumenti che permettono i viaggi nel mondo inferiore e mondo superiore, alla ricerca del proprio animale di potere e della guida spirituale, per riconnettersi con il proprio potere interiore.
Il mezzo di trasporto per questi viaggi è il suono del Drum, il cui battito costante riproduce il ritmo cardiaco umano e delle vibrazioni della Terra, inducendo a un profondo rilassamento del corpo, nonché a un rallentamento dell'attività cerebrale, con un cambio di frequenza nei circuiti del cervello che aiuta a entrare in uno stato alterato di coscienza, propriamente detto Trance.
Si superano così i confini spazio-temporali della percezione e si accede a una comprensione intuitiva e non lineare della realtà, finalmente riconosciuta come multidimensionale.
In questo spazio interiore riconquistato è possibile riconnettersi al sacro fuoco della vita, riprendendo contatto con lo Spirito della Terra e di tutti gli elementi della natura.
E' un viaggio negli strati più remoti della coscienza, un'esperienza interiore e spirituale nella quale è possibile penetrare realtà non ordinarie e raggiungere nuovi livelli di consapevolezza e comprensione, per recuperare talenti creativi e la saggezza profonda insita in ogni essere umano, fonte di conoscenza e guarigione.
Durante l'sperienza del viaggio sciamanico si percepisce davvero l ' estremo contatto con il
proprio, profondo... "SE' "
CI si sente indefiniti... liberi..
e stranamente ,questo non "definirsi", dona interiormente la piena coscenza dell' ESSERE,
nella forma più pura , più totale .... ESSENZIALE ... !
si avvertono chiaramente gli elementi nel loro "esser vivi " e tutto diventa ARMONIA!
sembra difficile da vivere?
io credo che non lo sia..
è molto più semplice viverlo ...che provare a descriverlo o provare a spiegarlo
credo davero che a volte, basterebbe solo
RICORDARE
RITROVARE
RIASCOLTARE
.........
Impariamo dagli Sciamani.

Fonte matwauqaletaqa.blogspot

mercoledì 1 aprile 2009

La futura condizione di Esistenza di Omega

Il fenomeno della Medianità - Il Cerchio Firenze 77
Articolo del Grande Omega per altrogiornale.org

Tra i movimenti spiritici organizzati italiani – che non sono, peraltro, “Chiese” spiritiche nel senso anglosassone del termine – una presenza storica è quella del Cerchio Firenze 77, nato intorno alle comunicazioni del medium Roberto Setti (1930-1984), la cui medianità è durata 37 anni e nove mesi. Il Cerchio Firenze 77 dichiara che “non è un’organizzazione né un organismo, non è un’associazione né un gruppo, non è una setta né una consorteria; esiste solo idealmente, costituita da tutti coloro che intimamente condividono la concezione della Realtà che i Maestri cercano di illustrare. Non esistono sottoscrizioni e soprattutto ufficiali rappresentanti, perché nessuno può considerarsi depositario della concezione che i Maestri illustrano, in quanto ciascuno recepisce soggettivamente e quindi limitatamente”.

Pur essendo cessate, con la morte del medium, le comunicazioni, gruppi di studio spontanei collegati fra loro in maniera informale continuano a esistere – anzi a crescere – in diverse regioni italiane, costituendo un interessante fenomeno di “non movimento” che tuttavia coinvolge centinaia di persone. A Firenze per sette mesi all’anno, da novembre a maggio, si svolgono annualmente incontri mensili in cui si ascoltano registrazioni delle sedute originarie, commentate da testimoni che a esse avevano assistito. Altrove i gruppi studiano i diversi volumi di messaggi pubblicati dal Cerchio. Mensilmente si svolgono anche riunioni di approfondimento e seminari a Ca’ Faggio (Arezzo) e periodicamente incontri, convegni e conferenze in varie parti d’Italia.

Segue la trascrizione di alcune comunicazioni medianiche per mostrare un frammento della dottrina degli esseri _illuminati_ che hanno parlato tramite Roberto Setti.

TU AVRAI CAPITO LA VITA..

“.... tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine. Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso. Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato. Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure a te stesso.

Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità, pur sapendo d'essere l'unico uomo al mondo. Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti. Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l'amore..“

LA FAMIGLIA DEL FUTURO

“La funzione della famiglia nella storia dell’uomo è stata quella di creare un legame morale fra individui facendo leva sui vincoli di sangue, quindi una funzione di stretta relazione imperniata su una serie di doveri e di diritti reciprici più che su un vero e proprio affetto. D’altra parte l’affetto non si può imporre, per cui essendo la famiglia una istituzione che costituiva un baluardo contro le avversità della vita, un modo per meglio resisterle, se non vi era l’amore a tenere uniti i familiari doveva esserci qualcosa che si può imporre: il diritto e il dovere.

Quella di raggiungere una unione fra gli individui, una collaborazione simbiotica, e, da ultimo, una comunione amorosa, è la mèta che la natura riserva agli uomini. I primi tentativi, i primi semi di una tale unione la natura li ha realizzati spingendo gli individui a riunirsi in famiglie, in gruppi; paradossalmente, ha rafforzato il legame all’interno di ogni gruppo attraverso il contrasto ed anche le guerre fra le famiglie, i gruppi, i popoli.

Tutto questo non appariva e non appare agli occhi degli uomini, i quali si riuniscono in famiglie per trovare una sistemazione, una regola di vita e si dichiarano guerra per futili motivi. Il fine ultimo a cui mira la natura – che è quello di insegnare agli uomini ad amarsi, sia pure a volte attraverso l’odio – non si mostra evidente. L’uomo lo raggiunge inavvertitamente soggiacendo alle regole di un codice di diritti e di doveri.

Quello che, così detto, può sembrare un tranquillo modo di vivere, all’atto pratico è invece un alternarsi di esperienze faticose e dolci, di lotta e di conquista, di successo e di delusione, di gelosia e di orgoglio: è, in sostanza, gran parte della vita e perciò dell’evolvere dell’uomo. Se non vi fossero stati i vincoli familiari ognuno avrebbe vissuto solo per se stesso e molti avrebbero finito col soccombere. Ora, ciò a cui mira la natura è di sostituire i diritti ed i doveri con l’affetto.

L’UTOPIA REALIZZATA

L’unione di due esseri non sarà più una sistemazione ma un reciproco aiuto dettato da amore sincero. Gli uomini faranno vita in comune senza necessità di sancire l’unione con un rito o con un atto formale: sarà l’affetto che cementerà il patto, e se l’affetto verrà meno e la separazione potrà danneggiare qualcuno, sarà il senso del dovere, il desiderio di non nuocere, a tenere unita la famiglia se famiglia si potrà chiamare.

Coloro che si uniranno per creare un nucleo, lo faranno col massimo senso di responsabilità. Il reciproco rispetto sarà tale che se anche incontrassero altri affetti non verranno mai meno al patto morale che liberamente avranno contratto, se entrambi non desidereranno di farlo. E nel caso in cui saranno stati procreati dei figli, la cura per essi, il loro bene avrà la priorità su ogni altra situazione, su ogni altro affetto.

Sarà chiaro che i figli debbono crescere in un ambiente di pace, di armonia e di affetto, perciò ogni proposito dei genitori che si concretizzasse in una minaccia al bene dei figli sarà accantonato anche a costo del sacrificio personale. Chi si unirà per procreare sarà conscio degli impegni che con una tale intenzione si assumerà; ma non saranno impegni imposti da una rigida legislatura, bensì da un profondo senso del dovere. Sarà una condotta che non sarà tenuta per qualche coercizione esteriore ma per un reale, intimo sentimento. Il non nuocere all’altro, sia esso compagno o figlio, sarà l’attenzione maggiore che ognuno avrà, il proposito più sentito di chi avrà scelto di vivere in compagnia.

Quello che voi chiamate matrimonio, cioè l’unione di due esseri, avverrà solo quando l’unione sarà a coronamento di un amore reale e realizzato; un amore che non conoscerà alcuna condizione né condizionamento, né limite, né ostacolo; un amore che avrà le sue radici in passate esistenze o che sarà preludio a future unioni.

Chi si sentirà invece desideroso di molteplici esperienze sessuali od anche affettive non sarà costretto a giurare duraturo amore per averle: in tutta sincerità farà conoscere le sue intenzioni e allorché sarà accettato lo sarà senza riserve, e chi lo accetterà saprà quale sorte potrà avere una simile compagnia.

E’ certo che le figure del maschio cacciatore e della donna preda-oggetto, e viceversa, non esisteranno più. Un tale tipo di rapporto così squallido non sarà più desiderato e non vi saranno più uomini che si vanteranno delle loro conquiste sessuali, perché ciò non sarà più un merito o qualcosa di gratificante agli occhi altrui, al contrario apparirà ciò che realmente è: il vizio della dissolutezza, qualcosa di cui non vantarsi.

Il tradimento dell’adulterio, oggi così diffuso, che nella stragrande parte dei casi nasce dal desiderio di avere altre esperienze sessuali, cadrà spontaneamente venendo meno, negli uomini, una visione esasperata del sesso quale l’hanno attualmente. Infatti essi non si cercheranno più per dare sfogo al loro istinto sessuale represso; piuttosto sarà l’affetto che si completerà nell’atto sessuale. Non essendo più l’atto sessuale la ragione della ricerca di compagnia, ma essendo invece l’attrazione del vero amore, verrà meno uno dei principali motivi che spingono all’adulterio e l’infedeltà sarà pressoché sconosciuta.

Ciò non vuol dire che ogni individuo amerà solo i suoi familiari; anzi, l’affetto si estrinsecherà molto più liberamente. Vincoli affettivi si creeranno con nuovi incontri e si accenderanno col ritrovarsi di affetti di altre vite.

L’uomo sentirà molto di più la reminiscenza di altre vite e riconoscerà, per uno slancio interiore, chi ha amato in altra precedente condizione. Ciò sarà così diffuso che non desterà meraviglia lo stabilirsi di un rapporto umano così intenso fra tanti che non saranno legati da vincoli di sangue. E come una vera madre può amare contemporaneamente più figli senza nulla togliere all’uno o all’altro, così l’uomo e la donna del futuro potrà bastare, appagandoli pienamente, a più affetti.

La gelosia non sarà conosciuta perché nessuno si sentirà escluso. Ognuno, più che essere amato, desidererà amare. E come il vero padre non è geloso se il figlio ama anche la madre, così nessuno soffrirà se colui che è amato amerà anche altri; anzi, costituiranno anch’essi oggetto d’amore e non di rivalità.

Da una parte vi sarà la consapevolezza che amare non significa possedere, ma semmai donare; dall’altra si avrà la squisita sensibilità di amare tutti, ma di amare di più e di essere più vicino a chi ha più veramente bisogno di amore. Ogni amato istintivamente conoscerà il segreto per annullare la gelosia d’amore, che è quella di dare al geloso la certezza che altri non sono a lui preferiti; ma al tempo stesso farlo essere consapevole e farlo riflettere che nessuno può essere posseduto interamente così come si possiede un oggetto.

IL MONDO DEI FIGLI

I figli costituiranno l’interesse predominante della famiglia, essendo l’unico motivo che avrà spinto i genitori a vivere in comune, contraendo tuttavia un patto morale per cui ogni eventuale difficoltà di relazione fra loro, di comune intesa, passerà in secondo piano rispetto al bene dei figli. Attorno ai figli, quindi, e non alla coppia, graviterà la futura famiglia.

Amare e donarsi così tanto ai figli da liberamente e con convinzione sacrificare i propri desideri di evasione non significherà tuttavia essere dei genitori permissivi; l’educazione sarà massimamente comprensiva dei problemi personali dei ragazzi ma al tempo stesso si saprà che la forza del carattere e la volontà si sviluppano non certo togliendo ogni preoccupazione e dando tutto quello che è desiderato, ma al contrario facendo risolvere a ciascuno i propri problemi, facendogli pagare il prezzo della conquista dell’oggetto desiderato.

Amare significa comprendere, ma comprendere non significa secondare tutti i capricci dell’amato. Amare i figli significa avere a cuore il loro bene, che molte volte non coincide coi loro desideri; perciò significa anche saper dire di no; significa dare loro una certa autonomia ma non abbandonarli a loro stessi; cioè fare come fanno gli animali che sorvegliano i loro cuccioli a distanza, pronti a intervenire quand’essi trovino un pericolo nell’esperienza del divezzamento; significa fatica e rinunciare alla propria vita: e tutto questo non farlo per avere dei figli che siano perle a cui adornarsi.

Molti genitori falliscono nella loro funzione di educatori proprio perché vogliono costruire i loro figli secondo un modello che si sono fatti e che soddisfa la loro ambizione. I figli sono "esseri" e non sono oggetti da ostentare per vantare il proprio valore. Amare i figli significa aiutarli con misura ed intelligenza.

E qua torna giusto citare le parole del maestro Kempis: "Se date ai figli la sicurezza economica significa renderli insensibili al bisogno degli altri; se dar loro facilmente tutto quello che desiderano significa renderli incapaci di godere delle piccole cose o, peggio ancora, di gioire della vita; se togliere loro ogni preoccupazione significa convincerli che tutto è a loro dovuto; se metterli al centro dell’attenzione significa far loro valorizzare se stessi oltre misura, cioè accentuare l’egoismo; allora adoperatevi affinché i vostri figli conoscano e affrontino le difficoltà della vita in prima persona".

Tutto questo bene lo sapranno i genitori del futuro, e altrettanto bene sapranno i loro figli che ai genitori non si deve solo chiedere, ma anche dare. Genitori saranno non coloro che avranno fornito il materiale genetico per la nascita del corpo fisico ma coloro che avranno allevato una creatura, l’avranno seguita, curata, amata anche se non sarà stata da essi generata. E tutto l’amore che i genitori daranno ai figli, i figli lo ricambieranno.

Quando, adulti non avranno più bisogno del sostegno dei genitori, non dimenticheranno, non abbandoneranno chi li avrà preparati e introdotti nella vita; quando a loro volta saranno genitori che allevano figli, comprenderanno il sacrificio di chi li ha allevati e ricambieranno tutto l’affetto che su di loro fu riversato. Perciò i genitori non saranno considerati un peso quando non avranno più nulla da dire, e non saranno emarginati.

LA "COMUNE IDEALE"

La famiglia non comprenderà solo il compagno ed i figli; comprenderà anche i genitori che, se bisognosi, saranno amati come figli. La famiglia, inoltre, non comprenderà solo persone legate da vincoli di sangue; comprenderà prima di tutto persone unite da vincoli d’amore. Ciascun membro non si industrierà per cercare di prendere di più e dare il meno possibile; al contrario, ognuno desidererà rendersi utile e starà molto attento a non ferire gli altri perché non cercherà la propria gioia, bensì quella altrui.

In un certo senso la famiglia del futuro assomiglierà ad una "comune" ideale, nella quale i membri non avranno bisogno di "possedere" per sentirsi il dovere di avere cura; nella quale ognuno non avrà un ruolo fisso, dei compiti legati indissolubilmente alla sua figura; ma ciascuno potrà essere genitore e figlio, aiutatore ed aiutato; sempre, però, amante. E non vi sarà certo confusione e disorganizzazione, perché l’amore che pervaderà ogni membro, quell’amore che sarà stato la causa dell’unione dei membri in una famiglia, renderà ognuno responsabile di tutti e per tutti; e sarà sempre quell’amore a rendere costruttiva una così meravigliosa unione di esseri.

Quindi, ciò che oggi sembra un valore che va a perdersi, è un valore che sarà ritrovato nell’intimo. Questa, brevemente la famiglia del futuro. Scommetto che ognuno ne vorrebbe essere membro. Se così è, si adoperi per costruirla. E’ facile, sapete: basta avere l’Amore necessario.“ (Francois)

LA FUTURA CONDIZIONE DI ESISTENZA

“ Ci sono dei pensatori che tentano di spiegare la realtà con gli elementi che hanno a disposizione, o meglio con le idee che la loro visione parziale suggerisce. Ne risultano teorie non solo antropomorfiche ma che nemmeno sono l'espressione della possibilità dell'uomo di pensare in termini generali.

Uno di questi esempi è dato dall'affermazione che il destino dell'uomo, quale essere spirituale, lo assoggetta ad un divenire senza fine. L'essere spirituale continuerebbe in eterno un processo di acquisizione.

Tutto questo, poi, non prevederebbe un abbandono della Terra in senso ultra-fisico; cioè la Terra, sì, sarebbe abbandonata, ma l'essere continuerebbe, in altre dimensioni spirituali, una vita di relazione basata sulla percezione, sulla sembianza della realtà. L'essere spirituale sarebbe un uomo divinizzato, idealizzato, e nulla più.

E' chiaro che una simile affermazione deriva dall'incapacità di trascendere la propria condizione umana per accedere anche solo a quella intuizione di cui certi uomini si servono per scrivere dei racconti di fantasia. Pensare che il destino dell'essere spirituale lo releghi in una condizione in fondo antropomorfa, significa non solo non intuire la realtà ma addirittura difettare di immaginazione.

Certo, io non sono qua a raccontarvi cose immaginarie, però se per farvi capire quello che voglio dire devo fare appello alla vostra fantasia, ebbene considerate pure quello che dico una favola, ma comprendete!

La difficoltà maggiore a capire il destino, la futura condizione di esistenza dell'essere spirituale, è data dal non riuscire a immaginare come egli trascorra la sua esistenza, che cosa faccia. Se poi, come noi facciamo, si afferma che l'essere, sperimentata, per manifestarla, una coscienza relativa, si identifica nella coscienza assoluta nella quale è abbattuta ogni separazione, ogni limitazione, ogni successione, e gode della plenitudine assoluta, spesso si sente chiedere: e poi?, proprio quale involontaria dimostrazione della incapacità di superare il modo umano di concepire la realtà. Si può parlare di un « poi» in un simile stato di coscienza? Un «poi» e un « dove « derivano da una condizione di esistenza limitata in senso spaziale e in senso temporale; da una abitudine a percepire la realtà in successione e in separazione.

Ora, invece, per avvicinarsi a capire un simile stato di coscienza, bisogna riuscire a immaginare uno stato di superamento della separatività, cioè una coscienza che abbraccia tutto quanto esiste, perciò un superamento dell'io e del non io e quindi il superamento del modo di percepire basato sulla separatività.

Non solo: tutto ciò, pur dando l'idea di una coscienza che non conosce limiti in senso spaziale, non dà ancora l'idea di un superamento dei limiti in senso temporale, che invece c'è nella coscienza assoluta. Se tutto quanto esiste mutasse nel tempo, una coscienza che abbracciasse tutto quanto esiste solo in senso di estensione, di quantità, sarebbe pur sempre limitata in senso di successione temporale, perciò non sarebbe ancora assoluta. Mentre, per essere tale, la coscienza deve comprendere anche le mutazioni.

Che cosa sono le mutazioni? Realtà diverse. Che cos'è l'io o un essere? La coscienza limitata ad una parte, o, più precisamente, sentire la realtà in termini di parte. Che cos'è un essere rispetto ad un altro? Un modo diverso di sentire la realtà in termini di parte. E che cos'è un io, una coscienza, un essere, nella successione? Ancora un modo diverso di sentire la realtà in termini di parte. Non fa differenza: sono tutte realtà diverse. La definizione della differenza dei sentire di un momento, appartenenti ad esseri diversi, calza, è la stessa, per la differenza di sentire di momenti diversi appartenenti ad uno stesso essere. Si tratta di modi diversi di sentire la realtà in termini di parte.

Allora, che cosa sono gli esseri?

Se il mio sentire di ora è diverso dal vostro di ora allo stesso modo di come è diverso dal mio sentire di un altro momento, che cosa è che mi fa dire « il mio sentire «? Certo il fatto che io l'ho vissuto. E che cosa è che mi fa dire « io l'ho vissuto «? Certo la memoria, ossia la capacità di conservare in sé, per poter evocare, immagini di cose viste, suoni uditi, sentimenti, stati d'animo provati, idee acquisite. Ma altrettanto certo è che il ricordo, per quanto vivo possa essere, è un'ombra, uno spettro; non è la realtà; non è tornare a vivere l'esperienza.

Il ricordo è memoria di un presente che fu. E quel che fu, per avere una esatta collocazione cronologica, deve essere riferito nella memoria a fatti certamente datati; altrimenti non è collocabile, altrimenti è un « non ora « che non si distingue da tutti gli altri « non ora « che la memoria riesce a ricordare. Questo perché la coscienza è sempre al presente.

Una coscienza che sia al tempo passato o futuro è inconcepibile: passato o futuro rispetto a che cosa? Al proprio essere. Ma siccome la coscienza è l'essere, è assurdo per misurare la propria distanza, separazione, disidentificazione, eccentricità, prendere quale punto di riferimento se stessi: il valore sarà sempre zero. Perciò la coscienza è sempre al presente, sicché il proprio essere è sempre solo quello del momento presente. Ogni momento siamo un essere diverso e, infine, quale reale condizione di esistenza, siamo un essere totale.

Sicché il mio sentire che fu, non mi appartiene più di quanto non mi appartenga il sentire di un mio simile. Difatti, se perdessi la memoria, in forza di quale altra facoltà potrei dare la paternità ad un sentire? Certamente nessuna. D'altra parte, la memoria non è determinante nell'esistenza del sentire.

Se si togliesse la facoltà di ricordare, non cesserebbe il sentire: non si avrebbe più cognizione del tempo, si avrebbe cognizione che l'esistenza, la coscienza, è un continuo presente.

Il sentire di ogni istante - o meglio innumerevoli sentire che creano gli istanti - sono completi in se stessi; ciascuno afferma, manifesta una realtà. Sicché quel tenue e lacunoso filo che è la memoria, su cui si intreccia ogni rapporto con gli altri; che ci ricorda chi sono, che cosa ci debbono, cosa possiamo pretendere; che volutamente si smarrisce quando ci torna utile fingere di averlo smarrito; quel filo senza del quale non sappiamo chi siamo; qual è il nostro nome, e su cui fondiamo tutta la nostra vita di uomini, se si spezzasse, pur così determinante, non ci toglierebbe la cosa più importante del nostro esistere che si identifica con l'esistenza stessa: il sentirsi vivi, la coscienza di esistere.

Ma pure, questo sentire di istanti è legato in una catena, non solo per effetto di quel fragile ed evanescente filo che è la memoria; al di là di ciò che possiamo ricordare e del potere condizionante del ricordo, gli innumerevoli sentire con la memoria creano gli istanti si chiamano, si susseguono, si legano in virtù di qualcosa che non può essere apparente e caduco perché è la forza di coesione che crea l'essere, che fa di tante parti un sol tutto. Che cos'è che tiene uniti gli atomi della materia se non una forza che promana dall' atomo stesso?

In modo analogo, la forza che unisce gli atomi di sentire che compongono la coscienza, scaturisce dalla natura stessa del sentire. E dalla natura stessa del sentire dipende l'ordine secondo il quale i sentire sono uniti, e quindi la successione secondo cui si manifestano; o meglio, sembrano manifestarsi in quella successione perché, in quell'ordine, sono concatenati.

Dalla natura stessa del sentire relativo nasce l'ordine secondo cui esso è disposto e quindi secondo cui è disposto tutto quanto esiste: infatti le situazioni del mondo fisico, emotivo e intellettivo sono strettamente unite ad un relativo sentire, tanto che all'apparenza è impossibile dire se siano quelle situazioni ad essere come sono perché discendono da quel sentire, oppure se il sentire è quello che è in conseguenza di come sono le situazioni fisiche, emotive e mentali.

In effetti c'è un legame secondo il quale le coscienze del momento, i sentire, si legano, ed è il legame logico. Paragoniamo il sentire iniziale di coscienza di una incarnazione ad una equazione impostata: i sentire successivi, quelli in senso lato, logicamente legati all'iniziale, sono rappresentati dai vari passaggi che conducono alla soluzione dell'equazione. La soluzione rappresenta la caduta di una limitazione del sentire e l'ampliamento della coscienza.

Lo stesso legame logico esiste fra l'impostazione di una equazione e l'impostazione delle equazioni successive. Ne risulta un sistema di equazioni in cui tante sono le incognite quante le equazioni, perciò un sistema risolvibile. Ossia tutte le limitazioni cadono, tutte le incognite sono conosciute.

Un'altra domanda che frequentemente viene fatta è "che necessità ci sia che ogni essere nasca da Dio e a Dio ritorni, cioè che compia tutta una trafila così complessa e, in fondo, faticosa". Prima di rispondere non si può fare a meno di dire che se la faticosa trafila è il prezzo per dare all'essere la coscienza assoluta, è molto più quello che si ha di quello che si paga.

Tuttavia una simile domanda è frutto di una errata concezione della realtà perché non tiene conto del fatto che al di là di ciò che appare, nella successione e nella separazione - cioè nell'illusorio divenire - nessuno si stacca da Dio o a Dio ritorna o giunge: tutto è sempre in Lui.

Se mai la domanda giusta è « che funzione hanno gli esseri nell'esistenza divina «, e, più giusta ancora, « qual è la funzione della coscienza del sentire relativo, nella coscienza assoluta «. Rispondo che la coscienza assoluta è una nel senso di unica e unitaria, però non nel senso di avente una sola qualità, anzi in questo senso è molteplice e poliedrica. L'Unità è realizzata con la comunione degli elementi, cioè in uno stato di esistenza in cui, per esempio, la vita che un uomo vive in successione è sentita simultaneamente nel non tempo, ossia in qualcosa che non ha né prima né dopo, né perciò durata, ed è sentita simultaneamente alla vita di tutti gli esseri.

Tutto questo non significa che la coscienza assoluta sia uno stato d'essere frazionario, di confusione, nel quale tutto si accavalli e confonda. Già la coscienza umana - che pure è relativa - è unitaria. Ogni momento del sentire che origina gli esseri, è presente nella coscienza assoluta identicamente a come gli esseri lo sentono.

Non potrebbe essere diversamente da così, dato che il sentire che origina gli esseri è lo stesso sentire contenuto nella coscienza assoluta. Non è uno identico, è lo stesso. Se tale sentire non esistesse nella coscienza assoluta non esisterebbero né gli esseri, né la coscienza assoluta.

Dunque l'esistenza degli esseri appartiene all'esistenza di Dio e la ragione della loro esistenza risiede nella completezza, nell'assolutezza della Realtà divina. Il sentire di coscienza che ciascun essere manifesta è un elemento costituente della coscienza assoluta, dove esiste in un eterno presente, al di là dell'illusorio manifestarsi in successione temporale. Ciascun sentire è un momento, un elemento dell'essere relativo, come ciascun essere è un elemento dell'organico Essere assoluto.

Questa concezione della Realtà esistente, rendendo partecipe della Divinità tutto quanto esiste, spiega come niente e nessuno possa essere considerato reietto, escluso, perduto. Tuttavia, mentre conforta con la certezza che nessuno può perdersi definitivamente - anzi ognuno è destinato fatalmente alla massima gloria dell'esistenza assoluta - può indurre a credere che non abbia alcun valore cercare di mutare gli avvenimenti, migliorare le situazioni e le persone essendo già tutto esistente al di là del tempo e della volontà dell'uomo.

Una simile errata conclusione è evitata tenendo presente che, siccome tutto quanto è percepito da ciascun essere, costituisce uno stimolo alla sua evoluzione, alla costituzione e rivelazione della sua coscienza - ed anche se la percezione è comune a più esseri rappresenta per ciascuno un'esperienza personale - ne risulta che tutto quanto esiste è come se esistesse solo ed esclusivamente per ciascun essere, solo per la costituzione-rivelazione della sua coscienza, come se ciascun essere fosse al centro di uno spettacolo vitale concepito solo per lui ed egli fosse l'unico essere ad esistere. Mentre, in realtà, innumerevoli sono gli esseri, pure essendo ciascuno unico e irripetibile. Perciò ciascun essere - essendo come se fosse l'unico ad esistere - è come se fosse l'unico a partecipare, manifestare, far esistere la coscienza assoluta.

Allo stesso modo siccome la realtà colta da ciascun essere è percepita in successione, in divenire, è come se la realtà fosse tale, cioè stesse ora sviluppandosi, prendendo corpo, mentre in effetti la Realtà esiste già nella sua completezza. Tuttavia non potrebbe esistere se non si manifestasse così come ciascun essere la percepisce e la manifesta. Perciò nel momento in cui il sentire è sentito è come se fosse il momento in cui prende esistenza; da qui l'importanza della propria esistenza e della propria volontà.

Ciononostante, per la vostra mentalità di uomini inseriti in una realtà di apparente divenire, in cui impera il principio di causa ed effetto differito, resta difficile capire che senso abbia, per esempio, aiutare un vostro simile se egli, per la legge karmica, non abbia via di uscita; oppure lottare per far volgere gli eventi in un certo modo quando, nel piano divino, fossero stabiliti in modo diverso.

Una simile incomprensione ha le sue radici in una coscienza della realtà che è già molto se riesce a stimolare l'uomo ad agire con la promessa di un risultato; una concezione della realtà tutta esteriore; mentre in effetti quello che è considerato mondo esterno è importante nella misura in cui si trasfonde in esperienza interiore; sicché il dare o il fare non sono tanto importanti per la riuscita quanto per il proposito, quanto per l'intenzione del soggetto.

Guardiamo più nel dettaglio l'articolazione di tale verità.

Esiste una storia generale dell'umanità che è data dalla cronologia degli eventi umani di carattere politico, sociale, economico, religioso e via dicendo. Tale storia è immutabile, non può essere variata; in essa si intessono le storie individuali, personali degli uomini. Storie particolari, che possono avere - sia pure in misura limitata - varianti.

Non si deve credere che laddove la storia particolare può essere variata - cioè laddove esiste una possibilità effettiva di scelta - tutto sia lasciato nella nebbia dell'indefinito. Tutt'altro: nell'Eterno Presente delle situazioni cosmiche esistono già definite tutte le alternative alla scelta possibile. Se, ad esempio, due sono le possibilità che la scelta offre, due sono i rami della storia tracciati.

Quindi, non indefinizione, ma doppia definizione.

Non si deve neppure credere che la storia generale sia più importante delle particolari; infatti da un certo punto di vista non è che la risultante di quelle, perciò da quel punto di vista sembrerebbe subordinata ad esse.

Ma così non è, tant'è vero che la storia generale è costituita in funzione delle storie particolari, ma non in dipendenza di quelle. Cioè la storia generale è costituita in funzione delle esperienze evolutive dei singoli individui e quindi in funzione delle esperienze che essi debbono compiere; ossia non è l'uomo che segue un destino già tracciato, è l'inverso: il tracciato è quello che è per offrire all'uomo le esperienze che vuole e che deve avere.

Tuttavia, laddove le scelte individuali andrebbero ad influire nella storia generale - cioè la storia generale diventerebbe dipendente dalla particolare -, perché ciò non avvenga il problema è risolto attraverso la « variante «, la doppia definizione degli avvenimenti: l'una è quella che gli altri vedono e che per loro costituisce un passaggio obbligato - la storia generale -; l'altra è quella vissuta personalmente quale frutto di una possibilità di scelta che si discosta da quello che gli altri debbono necessariamente vedere e vivere e che costituisce la libertà del singolo nella necessità della collettività.

In altre parole, allorché la scelta di un singolo si ingerisse nella vita degli altri in modo contrario alla loro necessità evolutiva, la scelta - attraverso ad una variante - sarebbe vissuta da lui solo, proprio per evitare l'interferenza.

Supponiamo che un capo di stato sia posto di fronte al dilemma di porre il suo popolo in guerra o no. Chiaramente la guerra è un evento generale e quindi invariabile, perciò se il capo di stato avesse la libertà personale di sottrarsi alla guerra - cioè la possibilità di non dichiararla per vivere in pace -, a scelta operata lui solo vivrebbe la pace, mentre tutto il suo popolo vivrebbe la guerra. L'esempio, ovviamente, è radicalizzato, portato agli estremi limiti, paradossale; però spero che se anche è irreale, serva a farvi capire la realtà.

Già sento qualcuno di voi concludere: « Se la guerra è un avvenimento predestinato, è inutile pregare o manifestare perché non avvenga «. Ed eccoci tornati al nocciolo del problema.

Secondo voi, che il capo di stato firmi o non firmi la dichiarazione di guerra, è lo stesso? Spero che riusciate a capire che se anche la guerra deve scoppiare, è estremamente importante che il capo di stato scelga la pace: l'atto investe la sua persona, la sua intenzione e quindi la sua comprensione, la sua evoluzione, la sua coscienza - che si tratta di avere o non avere, che c'è o non c'è. Vi pare poco?

Certo, ai fini collettivi la decisione del singolo non può mutare ciò che gli altri debbono avere o non avere, ma al fine individuale quanta importanza ha che si faccia o non si faccia una cosa indipendentemente da quello che sarà il risultato!

Se pensate che sia inutile cercare di aiutare i vostri simili perché comunque voi facciate le cose andranno come è scritto che vadano, vi dico che in ogni caso una cosa importantissima verrà a mancare: quella per la quale tutto esiste e vive, per la quale si succedono i giorni, le vite, le storie: la vostra coscienza, quella coscienza che è la manifestazione di un Dio nell'essere e in forza della quale esistiamo e per mezzo di cui nulla, infine, può rimanerci estraneo, dandoci essa la plenitudine assoluta.

Sicché, pregate o manifestate per la pace; anche se non potete cambiare le cose che non possono essere cambiate, potrete cambiare voi stessi e con voi stessi il mondo, la realtà nella quale vivete. Se anche il vostro operare altruistico non raggiungerà lo scopo prefissato, voi, operando, vi porrete dalla parte giusta. E questo vi pare poco o inutile?“

Come approcciare la realtà Spirituale di Dani

Articolo n.1 di Dani - link

Ci sono diversi modi conosciuti sul nostro pianeta per approcciare inizialmente la questione spirituale. Da molti è vista come una questione tutt'altro che terrena, un modo per radicare nella propria vita un mondo misterioso al quale sembra necessario credere per non porsi troppi interrogativi. La sfida più grande per un ricercatore è proprio quella di affrontare di petto un mondo sconosciuto, che sia una materia terrena piuttosto che ultraterrena. L'approccio iniziale del ricercatore è sempre quello del porsi la domanda: "Perché?" . Questa è la domanda che ogni buon ricercatore si pone ogni qualvolta entra in contatto con un mondo sconosciuto.

La comprensione della realtà, di qualsiasi livello essa sia, può avvenire solo attraverso l'utilizzo della mente, e quindi dello strumento attraverso cui la mente si esprime in una forma, cioè il cervello. E cos'è l'evoluzione spirituale se non la comprensione della realtà e quindi il cambiamento dell'approccio verso di essa? Questo avviene attraverso un lavoro sui propri pensieri (genetici e personali), permettendo quindi allo spirito di discendere sempre più nella forma fisica, elevandone le vibrazioni e quindi elevando la purezza di pensiero.

Come avviene la comprensione della realtà attraverso il cervello? Può avvenire attraverso una pura comprensione razionale? E' possibile comprendere, solo attraverso l'uso del ragionamento, qualcosa che non è legato alla forma? O è forse necessario un modo per comprendere la realtà andando oltre la semplice speculazione filosofica? Ebbene, la comprensione della realtà può avvenire in modo pieno solo attraverso l'unione dei due approcci su cui si basa tutta l'esperienza spazio-temporale, cioè l'approccio emotivo e l'approccio mentale. L'approccio emotivo non è altro che ciò che si comprende attraverso l'esperienza personale ed il contatto (emotivo appunto) con l'esterno. L'approccio mentale invece non richiede il contatto esterno con il mondo, ma richiede un semplice ragionamento causale (deduttivo o induttivo) che porta poi ad una conclusione. L'uno non richiede l'altro per essere funzionante. Questi due approcci però, se non integrati tra loro, portano ad una comprensione relativa della realtà. I due emisferi del cervello rappresentano proprio tali due approcci che, sebbene tipici in media rispettivamente dell'energia maschile (approccio mentale) e dell'energia femminile (approccio emotivo) dovrebbero essere uniti tra loro ed assieme permettere una più completa comprensione della realtà.

Quindi è il nostro cervello che ci permette di comprendere la realtà che ci circonda. E quindi per essere un buon ricercatore bisogna innanzitutto usare la propria testa e filtrare tutto ciò che l'esterno ci propone come realtà e verità. Un buon ricercatore deve innanzitutto essere consapevole di poter raggiungere livelli più alti di comprensione solo attraverso un proprio lavoro interiore e personale. Ciò non significa non considerare fonti di informazione ed esperienze esterne: esse sono invece fondamentali per crearsi una propria verità. Significa invece filtrare con il proprio cervello, e quindi sia con il proprio ragionamento che con le proprie emozioni, l'informazione mentale od emotiva che arriva dall'esterno.

Cosa significa crearsi una propria verità? Significa forse crearsi una propria realtà? No, sono due cose ben diverse. La realtà che noi esseri umani qui sulla Terra viviamo è sempre la stessa realtà tridimensionale di questo pianeta. E fintantoché siamo qui viviamo tutti nella stessa realtà. Ciò non significa però che, sebbene la realtà sia la stessa, venga approcciata e quindi vissuta allo stesso modo da tutti. Da cosa dipende questo? Dipende esclusivamente dai pensieri che abbiamo dentro di noi. Sono i nostri pensieri che ci attirano determinate esperienze. Per la mia esperienza e comprensione della realtà, il simile attira il simile, e fintantoché abbiamo determinati pensieri dentro di noi, allora attiriamo esperienze legate a quei pensieri. Sei forse continuamente preoccupato della tua vita? Sei continuamente preoccupato che una cosa non possa andare bene? Sei preoccupato di qualsiasi cosa? Ciò significa che hai dentro di te il pensiero (o tecnicamente forma-pensiero) della preoccupazione. Ed è per questo che attiri queste esperienze.

Ora, se lavoriamo per rilasciare da noi questo pensiero allora anche il nostro continuo preoccuparci viene meno. Come si rilascia? Semplicemente con la volontà, o intento che dir si voglia. Per farlo però bisogna vivere l'esperienza e percepirla (approccio emotivo) e comprendere che il problema sta nel pensiero della preoccupazione (approccio mentale). Una volta capito questo, allora possiamo perdonarci per questo (nel senso di ammettere i propri sbagli ed errori) e quindi con un atto di volontà rilasciare questo pensiero da dentro di noi. In tal modo rilasciamo a livello energetico tale pensiero e, una volta che non è più dentro di noi, non attireremo più l'esperienza della preoccupazione.

L'esempio appena visto rende l'idea del modo in cui funziona la realtà sulla base della mia esperienza pratica. E' il pensiero che crea ed è il pensiero che può quindi cambiare l'approccio alla realtà in cui si vive. La realtà non cambia, ma l'approccio ad essa sì. E' vero però che quando un determinato cambiamento interiore (cioè un certo approccio alla realtà) avviene a livello globale, allora anche la realtà nel suo complesso può cambiare. Cioè affinché la realtà tutta cambi è necessario che tutti cambino. Fino a che ciò non succede, si può "solo" cambiare l'approccio ad essa. E già questo è un gran lavoro, perché richiede una continua attenzione a tutto ciò che ci accade e che pensiamo per comprenderne la ragione. E poter poi rilasciare il pensiero che ha attratto quell'esperienza non piacevole. Allo stesso modo, però, focalizzandoci su "pensieri positivi", possiamo cambiare comunque il nostro approccio alla realtà. E quindi attirare esperienze positive, dato che simile attira simile.

Quindi che cos'è l'evoluzione spirituale? Non è altro che il rendere l' approccio alla realtà sempre più puro. Lavorando su se stessi per eliminare i pensieri negativi e limitanti ed incorporare quelli positivi ed espansivi allora cambia il nostro modo di vivere. Perché è il pensiero che crea la realtà ed anche l'approccio che ognuno ha alla realtà. E cominciando quindi a lavorare sul nostro approccio, e quindi sui nostri pensieri, possiamo contribuire a cambiare la realtà stessa.

L'evoluzione è un percorso puramente interiore e personale. Attraverso l'esperienza ed il ragionamento ognuno si crea una propria verità personale. Tale verità non è altro che la propria e personale comprensione della realtà in un determinato momento. E solo focalizzandosi sulla propria esperienza e ragionando su di essa, è possibile migliorarsi ed imparare.

Tale approccio mentale ed emotivo, assieme alla evoluzione personale, comprende in sé il concetto di fede? Sì, perché la fede è sempre la base della propria verità. Ovunque c'è verità, c'è fede. E' vero però che è ben diverso avere fede nella propria o nella altrui verità. Io personalmente ho fede e fiducia nella mia verità perché è un processo di comprensione ed evoluzione interiore, ma non ho fede e fiducia in una verità altrui a meno che o sia in sintonia con la mia o il cuore mi dica che è vera. Ma rispetto comunque in modo pieno ogni verità e sono sempre pronto ad imparare dagli altri. Se una persona mi aiuta a comprendere che la mia verità o parte di essa è distorta proponendomi una verità che mi appare più pura e più logica, la ringrazio. Ritengo quindi che la verità personale, per essere in evoluzione, debba essere fluida e flessibile ad ogni cambiamento. Se non è così, significa che non vi è evoluzione. E' naturale che ci siano cose buone che rimangono, ma è bene essere flessibili e saper riconoscere quelle cattive e rilasciarle.

La fede nella propria verità è quindi di estrema importanza. Se non si ha fiducia in se stessi, come si può pensare di avere un proprio pensiero?

Ecco quindi l'approccio alla realtà spirituale che ritengo per esperienza più efficace ed efficiente: utilizzare la propria mente (attraverso il ragionamento) e le proprie emozioni (attraverso l'esperienza) per comprendere i propri limiti, superarli e creare una realtà più bella e piacevole, focalizzandosi su pensieri di unità, amore, rispetto, gioia o qualsiasi altro pensiero che si ritenga positivo e di supporto alla propria evoluzione.

martedì 31 marzo 2009

Introduzione alla "Scuola di Ascensione Globale" di Dani

Dani è un amico online, più precisamente è quel ragazzo che ha fondato la SDAG (Scuola di Ascensione Globale). Il sito di riferimento ad oggi è ascensione.com

Riporto qui sotto l'introduzione della Scuola di Dani fatta da Gianfranco Venturi, tratta dal sito stazioneceleste.it

Introduzione alla SCUOLA DI ASCENSIONE GLOBALE
di Gianfranco Venturi - 21/02/2004

Credo che pochissime persone conoscano il vero significato dell’Ascensione Globale e sono coloro che seguono personalmente la Scuola di Ascensione Globale fondata da Dani a Settembre 2002 con la creazione del sito www.sdag.info .

Dani è un ragazzo di 25 anni che è in collegamento olografico con la sua anima e con altre anime tra le quali: Madre Terra, Gesù, Metatron e il Gran Sole Centrale.

Tutte le informazioni riportate, in questo ed in altri articoli, sono una mia elaborazione ed interpretazione del materiale del sito suddetto.

In vari testi filosofici e religiosi si parla di ascensione e di vari Maestri ascesi. Fra questi si citano Buddha, Rama, Yogananda, Djwal Khul e Ueshiba (fondatore dell'Aikido). Ma che differenza c’è tra l’Ascensione Globale e le ascensioni di cui si è parlato nel passato?

Anzitutto l’Ascensione Globale è stata ancorata da Dio sulla Terra solo recentemente (Dicembre 2002). L’Ascensione Globale è basata sull’energia magnetica pura che costituisce l’essenza del Regno di Dio. Fino a questa data le ascensioni avvenute sulla Terra hanno avuto uno stampo energetico distorto, cioè non sono avvenute sulla base dell’energia magnetica pura, ma in base a stampi energetici più o meno distorti: energia elettromagnetica ed energia elettrica.

L'idea di un'ascensione attraverso un corpo sempre più eterico in 4° e 5° dimensione ora non è più valida. Tale tipo di ascensione è quella tipica del periodo di espansione dello spazio-tempo, ma ora che è iniziata la contrazione dello spazio-tempo per forza di cose la situazione cambia.

Le forme di ascensione precedenti (elettrica ed elettromagnetica) sono per loro natura incomplete, perché si può ascendere in modo completo soltanto una volta che lo spazio-tempo si è espanso in modo completo. Solo allora si possono avere tutte le informazioni necessarie. Un pensiero, per essere trasceso in modo completo, deve essere sperimentato nel punto più basso e distorto, e solo da qui può poi ascendere in modo completo.

Abbiamo detto in passato che non vi possono essere passaggi dimensionali a livello fisico. Ciò che una forma fisica può fare è ascendere in modo incompleto bruciando la propria forma fisica e vivere solo nell'eterico. Questo è ciò che è successo molte volte in passato e che veniva scambiato per una corretta ascensione. La vera ascensione fisica, come già detto, consiste in un aumento vibrazionale della forma senza però lasciare il piano di realtà fisico in cui si vive. E’ la Resurrezione biologica cellulare del proprio corpo fisico.

L’ascensione puramente eterica è possibile solo rubando energia altrui, dato che le entità non hanno l'essenza divina (il corpo di luce) che permette loro di ascendere attraverso l'utilizzo della volontà.

La differenza fondamentale tra un'ascensione completa e pura ed una non completa (quella che tutti coloro che sono ascesi in passato hanno seguito) è che nell'ascensione completa e pura non si lascia il piano fisico una volta che si raggiungono le vibrazioni di una dimensione superiore, ma si rimane nel piano fisico, sebbene con vibrazioni di dimensioni superiori. La vera Ascensione completa in questo spazio-tempo avviene sia a livello fisico sia a livello eterico. Un'ascensione solo eterica è incompleta.

L'ascensione incompleta dal piano fisico ai piani più sottili (di natura elettromagnetica) crea una variazione della densità delle particelle della forma fisica fino a farla diventare sempre più eterica e, ad un certo punto, renderla pronta per il passaggio su piani più elevati.

La vera Vita è solo sul piano fisico ed esiste un solo piano fisico in un determinato momento. Tutti gli altri sono piani eterici. L'unico vero piano di Vita è quello in cui noi viviamo, e quindi per ascendere ed evolvere veramente dobbiamo rimanere qui, non andare da altre parti.

I cosiddetti Maestri del passato sono ascesi lasciando morire o bruciare i propri corpi fisici. E perciò la loro ascensione è stata incompleta. Essi hanno conservato solo i loro corpi eterici. Ora tutti i Maestri ascesi del passato si sono reincarnati per fare un’Ascensione Globale, cioè basata sull’energia magnetica pura.

Essi raggiunsero la vibrazione di 4° o di 5° dimensione prelevando inconsciamente molta energia da altre persone con le quali avevano attaccamenti karmici. Non ne erano consapevoli, ma ciò che fecero fu in sostanza rubare energia altrui. Queste manipolazioni inconsce sono abituali anche oggigiorno ed avvengono sui piani eterici, dei quali siamo poco o nulla consapevoli.

La fase di espansione dello spazio-tempo è terminata a Dicembre 2002. Da quella data è iniziata la fase di contrazione o ascensione dello spazio-tempo. Tutte le ascensioni passate, quindi, sono state più o meno incomplete, non tanto per incapacità quanto per mancanza di informazioni.

Lo scopo principale dell’Ascensione Globale è la resurrezione della forma fisica che alla fine dell’ascensione ridiventa immortale com’era all’origine. Infatti Dio creò i suoi figli a sua immagine e somiglianza e, quindi, anche immortali nella forma. Adamo ed Eva con tutta la loro discendenza erano immortali fino al momento della caduta di coscienza.

Ascendere significa in realtà guarire. Ma guarire da cosa? Guarire da tutte le forme-pensiero limitanti che ognuno di noi ha dentro di sé. Ed incorporare, poi, le forme-pensiero che si basano sull' Amore puro.

Qualsiasi tipo di malattia, di dolore, di problema fisico, emotivo o psichico è dovuto alla presenza di forme-pensiero che si basano sull'Amore distorto, che sempre Amore è, ma non è Amore puro. In sostanza, le forme-pensiero limitanti sono quelle che si basano sulle energie elettromagnetica, elettrica e radioattiva. Ed il problema in causa può essere sia nella materia che nell'antimateria (etere, spazio interstiziale) della forma.

Con la caduta di coscienza, l’impronta energetica magnetica pura si è venuta sempre più distorcendo creando prima l’energia elettromagnetica, successivamente l’energia elettrica ed infine l’energia radioattiva.

Progressivamente con la caduta si è ridotta sempre più anche la durata della vita fisica. 200.000 anni fa, quando fu seminata la prima razza umana sulla Terra dai Siriani, un essere umano poteva ancora vivere per 2000 anni.

Quando gli esseri umani erano immortali, avevano un livello di consapevolezza pari a 3.000.000.000. Questo numero esprime le coppie di basi azotate attive del DNA. I primi esseri umani della Terra (200.000 anni fa) avevano un livello di consapevolezza pari a 36.000, valore molto inferiore a quello originale. E tuttavia vivevano in media 2000 anni.

Oggi la stragrande maggioranza degli esseri umani si trova ad avere solo 2 coppie di basi azotate attive. Di conseguenza la durata media della vita si è ridotta in media tra 60 e 90 anni.

Già gli esseri umani che vissero nel periodo di Atlantide (100.000 – 40.000 anni fa) avevano ridotto la durata media della loro vita a circa 800 – 900 anni. La stessa Bibbia cita alcuni personaggi tra cui Noè che visse circa 900 anni.

Inoltre, l’Ascensione Globale conserva la densità e il volume della forma, mentre l’ascensione elettromagnetica aumenta il volume ed il peso della forma. L’ascensione elettromagnetica di Mila ed Oa (direttori della Spiritual School Of Ascension) di qualche anno fa a 36.000 (livello del Tao) ha consentito tuttavia l’ancoraggio sulla Terra dell’Energia Magnetica pura, ossia della Consapevolezza pura di Dio/Dea.

Ancora oggi molte persone stanno facendo l’ascensione elettromagnetica perché sono convinte che sia quella giusta. Ma, prima o poi dovranno fare l’Ascensione Globale magnetica se vorranno ascendere veramente.

Ora è la Madre Terra che conduce la danza e fa da traino per l’Ascensione Globale. Essa si trova più avanti rispetto all’Umanità.

Quello attuale è un periodo di intensa purificazione sia per la Terra che per l’Umanità. Tutto il karma, accumulato in tanti millenni, deve essere rilasciato. Il clima “impazzito” è uno dei sintomi dell’ascensione della Terra; la temperatura aumenterà sempre di più, come pure le notevoli escursioni termiche: caldo d’estate e freddo d’inverno. Anche il karma umano, sia individuale che collettivo, sta emergendo pienamente affinché ogni essere umano riconosca ciò che deve rilasciare ed integrare.

Per guidare direttamente l’Ascensione Globale, Dio e Dea si sono incarnati ora sulla Terra. Solo Dio nella sua perfezione, onnipotenza ed onniscienza può guidare gli esseri umani e l’intero spazio-tempo verso la perfezione. Nessun altro essere imperfetto in tutto il creato potrebbe svolgere un simile compito.

Dio Padre e Dea Madre desiderano vivere in mezzo ai loro figli come veri amici e fratelli. Dio non desidera essere venerato o messo sul piedistallo, poiché Egli non vuole dei figli sottomessi o dipendenti. Dio vuole che i suoi figli crescano autonomamente, per propria libera scelta e con il proprio impegno. A tutti gli esseri umani è data la possibilità di ascendere, ma ciascuno lo deve volere liberamente.

Per ascendere basta l’intento di ascendere che attiva la volontà. E la volontà è il potere creativo dell’essere umano. Tutti sappiamo che la volontà è alla base della nostra crescita sociale più pratica, di un nostro crescere esteriore (comportamento), allo stesso modo ed ancor più la volontà è alla base della nostra crescita spirituale, cioè interiore.

Dio non obbliga nessuno ad ascendere, poiché rispetta il libero arbitrio che ci ha donato insieme al potere di creare la nostra realtà.

Dio ha creato un sistema meritocratico in cui chi si impegna di più merita di raggiungere vette evolutive sempre più elevate. Colui che ascende veramente si impegna a rilasciare progressivamente tutto il suo karma e ad integrare le polarità. E’ un lavoro duro su se stessi per eliminare le forme-pensiero limitanti e per far emergere l’Amore vero. L’Ascensione non è fatta per i pigri mentali che non vogliono usare la loro testa.

Dio ci sta svelando la Verità assoluta (come aveva promesso Gesù 2000 anni fa) e coloro che cercano la Verità hanno la possibilità - leggendo, assimilando e mettendo in pratica il materiale del sito www.sdag.info - di accrescere la propria Consapevolezza che altro non è che la comprensione della realtà. La consapevolezza è sinonimo di energia, di vibrazione ed è direttamente correlata con il numero di coppie di basi azotate attive del DNA. Il numero di queste rappresenta il livello di ascensione.

Aumentando il numero di coppie di basi azotate attive del DNA, aumenta il numero delle cellule che diventano cristalline. Le cellule cristalline sono quelle cellule eucariotiche sessuate che si auto-rigenerano. Man mano che aumenta il numero di cellule cristalline migliora la nostra salute, scompare la malattia, rallenta l’invecchiamento, la pelle diventa sempre più fresca e bella, cresce in noi la serenità, la pace interiore, il distacco dalle cose esteriori in conflitto; cresce la luce che emaniamo, il nostro autentico potere, la nostra libertà, la nostra intelligenza. In altre parole cresce in noi la saggezza e la sapienza. In sostanza, il nostro comportamento è sempre più improntato all’Amore puro e alla vera Amicizia.

Poiché ascendere vuol dire anche integrare le polarità, comprese il femminile ed il maschile, accadrà che ad un certo livello di ascensione attireremo a noi la nostra anima gemella con la quale vivremo felici e nel vero amore per l’eternità nel nuovo Regno di Dio sulla Terra.

Partendo dall’attuale infimo livello di coscienza dell’umanità (di sole 2 coppie di basi azotate attive di DNA), si sale con l’ascensione fino al livello massimo 3.000.000.000 (che determina la Perfezione e l’immortalità della forma), attraverso traguardi intermedi: 3000 (Iniziato); 6000 (Bodhisattva); 15.000 (Mahavisnhu); 36.000 (Piena Coscienza di 3° DM o livello del Tao); 200.000 (livello dell’UNO); 1.000.000 (Vero amico di Dio); 5.000.000 (ingresso in 4° DM); 25.000.000 (ingresso in 5° DM – si è trasceso l’intero karma del creato); 100.000.000 (ingresso in 25° DM).

Chi raggiungerà il livello 3.000.000.000 meriterà di vivere in eterno insieme a Dio/Dea nel nuovo Regno di Dio sulla Terra.

Al di sotto del livello 3000, l’essere umano è generalmente sradicato da Madre Terra e scollegato dalla propria anima. E ciò lo rende esposto a manipolazioni eteriche da parte di varie entità che gli succhiano energia. Superato il livello 3000, si incorpora automaticamente l’ologramma divino puro che consente di ascendere in modo illimitato.

Inoltre, dopo il livello 3000 entriamo sempre più in collegamento con la nostra Sorgente (Anima) dalla quale veniamo guidati direttamente. Il livello 3.000.000.000 rappresenta la Consapevolezza del Regno di Dio. Quando tutti gli esseri umani che ascendono avranno raggiunto il livello 3.000.000.000, allora il Regno di Dio sarà sceso sulla Terra.

I suddetti traguardi sembrano a prima vista irraggiungibili. Ma Dio ci dice che se uno vuole veramente ascendere questi traguardi si possono raggiungere in questa vita, poiché l’ascensione è esponenziale e man mano che ascendiamo la durata della nostra vita si allunga e l’invecchiamento rallenta fino ad attivare il processo di ringiovanimento.

La via che porta a Dio è una via molto stretta e che solo le persone forti, determinate, coraggiose e che sanno rischiare possono affrontare.

La strada che porta a Dio ha una fine. Ma per raggiungere tale meta non bisogna mollare mai. Il costante desiderio di crescere di giorno in giorno è il segreto che ci porta ad essere determinati e coraggiosi nell'affrontare la nostra personale ascensione a Dio. E, a differenza di quanto si pensa, tale ascensione avviene rimanendo nel nostro corpo. Non bisogna andare molto lontano per trovare Dio, perché Dio ora è qui sulla Terra. E' venuto per portare qui il Regno di Dio, come suo figlio Gesù annunciò al mondo 2000 anni fa.

Se Dio quindi si è veramente incarnato sul nostro bel pianeta, di certo lo ha fatto nel modo meno prevedibile possibile. Solo in tal modo, d'altra parte, avrebbe potuto assicurarsi che nessuno lo riconoscesse per come e dove si è manifestato, bensì solo perché la nostra Anima attraverso il cuore ce lo ha fatto capire. E questo è ciò che interessa a Dio, avere vicino persone che lo riconoscono perché è il cuore a dirglielo, e non l'illusoria apparenza...

Siamo tutti infinitesime parti di Dio ed è per questo che abbiamo già una base di partenza che ci attrae a Lui, perché tutto ciò che noi siamo lo abbiamo in comune con lui. Ciò che ognuno di noi è, di certo lo è anche Dio, perché Dio è tutto! Vi è però una differenza fondamentale da come noi esprimiamo la nostra essenza divina e come Dio esprime la sua infinitezza che comprende anche la nostra essenza.

Ad esempio l'aggressività, l'arroganza, l'invidia, la paura, la vanità e tutte le altre caratteristiche umane che vengono generalmente considerate negative fanno parte anche della personalità di Dio. La differenza è però che Dio, comprendendo in sé anche tutte quelle positive, bilancia tali aspetti negativi con quelli positivi. Allo stesso modo Dio è allegro, ama ridere, è il massimo dell'umanità che possa esistere, ed ha tutte le caratteristiche che noi umani consideriamo positive. E' anche infinitamente intelligente e furbo.

Ma tutte queste caratteristiche, positive e negative, sono in Lui bilanciate in modo perfetto e quindi è una persona che difficilmente viene notata dalla massa, in quanto è l'emblema della Normalità, ossia della Neutralità. E' talmente normale come persona che è praticamente impossibile riconoscere chi è veramente. A meno che non sia il nostro Cuore a dircelo. Ed allora significa che siamo pronti a saperlo e che abbiamo raggiunto la nostra mèta, e che non abbiamo mai abbandonato il desiderio di conoscere Dio...

Quella che dobbiamo affrontare ora è una sorta di "caccia al Tesoro" dal nostro punto di vista, ma dal punto di vista di Dio è un "gioco a nascondino". Dio infatti si sta divertendo un mondo a nascondersi e a farsi conoscere per chi è veramente solo a chi è pronto a saperlo. E' un giocherellone ed ama ridere e scherzare, sempre.

Ma come stabilisce Dio chi è pronto e chi no? Lo stabilisce in base al desiderio che abbiamo di crescere, di ascendere e di avvicinarci e riunirci a Dio, la Fonte di Tutto Ciò che E'. E la realtà è che tutto dipende solo da noi. Dio ha creato una realtà in cui il simile attira il simile e perciò non è lui a scegliere noi, ma siamo noi a scegliere di stare vicino a lui. Maggiore è il nostro desiderio di essere Uno con Dio, di stargli vicino, e maggiore è la probabilità che verremo attratti a Lui.

Fonte stazioneceleste.it

lunedì 30 marzo 2009

Il "Filo d'Oro" documentario

Interessante documentario di paragone tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam.
Video chiari, di interesse culturale.
Suggerisce la giusta riflessione sulle concomitanze (tracce di un percorso di verità) ed assurdità (tracce di deviazioni) tra le diverse religioni.

Tratti dal canale youtube di kappaorg
Sette video in sequenza.
Buona visione.













domenica 29 marzo 2009

Omega su realtà e testi sacri

Omega è un amico online, leggo e discuto con lui nel forum di altrogiornale.org
Non descriverò Omega, sarebbe inopportuno e sicuramente riduttivo....

Riporto volentieri giusto un suo intervento di oggi inforum perchè mi è piaciuto molto, per non perderlo.
Qui la dice chiara Omega, la Sua, e per me meditarci è un piacere.....


[........]
Va bene, potrei spiegarlo io, se le parole hanno ancora un senso. ^__^ Se vai in un Cinema, ti chiedono il biglietto.

Avendo il biglietto però... se tu non entri nell'edificio materialmente ( non basta immaginare nella nostra mente di fare quello che andrebbe fatto tangibilmente ), lo spettacolo non lo vedi comunque - nonostante il biglietto, posseduto/ adorato (metafora).

C'è chi non entra - e nemmeno ha il biglietto; è lontano.

Ma anche se tu entri ed hai il biglietto, se poi dormi durante la proiezione di una Fiction, non vedi niente, nonostante ti trovassi al posto giusto nel momento giusto, con la Porta spalancata (anche troppo).

Se entri - ed hai il biglietto - e non dormi, vedi "un qualcosa", quello che osservi sullo schermo non è la verità ma rappresenta ("sostituisce") qualcos'altro (da identificare). Se non ti piace il film che vedi poiché non sai interpretarlo secondo l'Archetipo del Regista, resti insoddisfatto dello spettacolo (che hai pure pagato).

Per fare l'Esperienza "di tipo spirituale" occorre sincronizzare "infiniti" componenti nello stesso "istante" esistenziale: avere il biglietto, entrare, non dormire, essere aperti alle novità, cercare di comprendere il senso (profondo) della storia di turno (la quale non è vincolante), non distrarsi dalla mente; vedere o intuire cosa volevano dire o dirti girando quel determinato film etc.

Se riesci a coordinare e guidare il tutto (il tuo Essere che è Uno), non hai perso il tuo tempo nel Cinema, anche se il film fosse mediocre dal punto di vista tecnico e narrativo; invece se non riesci a seguire il filo conduttore "imposto" dagli Autori non hai potuto Essere, ma solo avere perché ha contraddetto Colui che E'...

Hai posseduto il biglietto che apre la Porta interiore della Verità, ma non hai Conosciuto questa verità poiché essa non è né il biglietto, né l'edificio, né lo schermo e nemmeno quanto vi è stato proiettato - tutto ciò serve per mettere in moto (come catalizzatore "Alchemico") quanto è scritto nel nostro DNA, un naturale processo di risveglio progressivo della Coscienza superiore che bisogna (ri)attivare per "vedere" la Realtà che ci sfugge.

I testi sacri se non manipolati e quando sono al passo coi tempi, possono fungere da Cinema dell'esempio, dove tu osservi una storia narrata, il biglietto è paragonabile al "cuore" (Volontà), "entrare" rappresenta la Coscienza (vuol dire entrare dentro di noi senza identificarsi né con la mente né con il Corpo, ma cercare di Essere tutt'Uno, la Percezione Diretta), "non dormire" e "non essere distratti" significa bypassare ossia elaborare, sistemare e trascendere il pensiero convenzionale non ascoltare la (dis)educazione dogmatica ricevuta, i tabù e l'abitudine di ripetere l'Errore di pensare al passato o al futuro; "comprendere la storia" vuol dire trovare il nesso tra l'apparente e reale che solitamente viene nascosto;

La verità è dentro di noi, un libro, un film, l'incontro con un maestro, amico, "nemico" o chiunque altro serve solamente come promemoria per ricordarci quello che siamo sempre stati senza saperlo - senza questa Consapevolezza al di là della "persona", la maschera sociale che l'umano indossa per nascondere la sua Paura del domani perché non Sa di Essere oggi.

Se un testo è falso non è necessariamente da buttare via, anche perché le Perle non possiamo gettarle ai porci, dunqe a seconda del LIVELLO di ognuno di noi e le capacità naturali (mentali, spirituali, genetiche) che abbiamo, possiamo progredire ANCHE in presenza delle scritture false, se queste, per caso, stanno su un gradino superiore a dove ci troviamo noi attualmente.

Ma nello stesso tempo un libro falso è potenzialmente pericoloso per chi si trova su di un gradino anche di poco superiore all'insegnamento che ha incontrato e se costui non sa apprendere lezioni dalla realtà circostante semplicemente osservando quanto accade dentro e fuori di lui (di conseguenza, anche nei Libri) con un minimo di accortezza, perspicacia e senso di Giustizia (Equilibrio tra elementi).

Chi guarda senza vedere, chi ascolta senza udire, è vana la sua Ricerca della verità e la fede in questo o quel Profeta, Maestro, Scrittura o dottrina.

Il "gioco del vero e del falso", consiste nel capire l'importanza del nostro discernimento. Non è un libro che ci salva ma un Percorso interiore che possiamo seguire (ovvero fare Esperienza) anche senza alcun libro e aiuto esterno.

I Libri, Messaggi e Profeti (quelli veri) hanno però una grande utilità, ovvero quella di essere un tramite tra quello che Sappiamo e ricordiamo di Essere e quanto ancora non sappiamo di (non)sapere.

Un Profeta che porta le parole del Padre Celeste all'Umanità (che sia Dio, Dèi o extraterrestri) ha importanza in quanto sono dettagli difficilmente accessibili alla mente umana addormentata e non "allenata a capire" autonomamente - anche se si tratta di informazioni da sempre presenti nell'Essere umano e comprensibili anche razionalmente.

Ma questi "dettagli" non sono la "struttura" e l'Essenza, non hanno alcun valore né possono sussistere e sopravvivere da soli - essi sono vivificati dalla nostra disponibilità, apertura, compassione, comprensione, Amore, Giustizia.

Solo allora esiste quindi la possibilità di Conoscere la Verità superiore (o "totale", seppur relativa), quando si congiunge la ricerca interiore (Conoscenza di Sé) con l'Unità (armonizzazione) con il resto dell'Infinito ( Meditazione); la nostra Esperienza con l'Esperienza del creatore o dei creatori, la comunicazione tra il Cielo e Terra (attraverso la "preghiera" o Telepatia).

Non capire il gioco dei contrari e paradossi (tutto può essere vero e falso a seconda del contesto - quindi non conta cosa noi leggiamo ma CHI legge) significa restare servi del verbo, delle parole morte, vecchie e obsolete impossibili da mettere in pratica perché incomprensibili, si resta dipendenti dalle imposizioni e ordini invece di manifestare il Verbo Vivente attraverso il nostro Essere stesso secondo la Coscienza che non esiste senza la Scelta e Libertà.
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Fonte altrogiornale.org

venerdì 27 marzo 2009

Introduzione alla Bhagavad Gita di Beatrice Polidori

INTRODUZIONE di Beatrice Polidori

"Bhagavad gita" significa "Il canto del beato". Si tratta di un antico poema indiano, che narra del dialogo tra il principe-guerriero Arjuna e il Dio Krishna sul campo di battaglia di Kuruksetra. L'antefatto, narrato nel Mahabaratha, è quello di una faida famigliare che porta Arjuna e i suoi fratelli ad essere defraudati del proprio regno. Al momento della guerra, Arjuna sceglie di allearsi a Krishna, che gli si offre come auriga. Ma di fronte alla propria famiglia schierata per la battaglia, Arjuna è assalito dal dubbio... Il dialogo tra il principe e il Dio è la summa della più antica tradizione filosofica indiana. In esso sono illustrati i diversi cammini, le regole dell'agire spirituale, il fervore del mistico, la disciplina dell'asceta - perché in tutti è il seme della verità, come infinti sono i volti di Dio.

La Bhagavad Gita, o il Canto (Gita) del Beato (Bhagavan), nota anche in forma abbreviata come Gita, o con il titolo esteso di Shrimad-bhagavadgitah Upanisadah, si trova ne VI libro del Mahabharata, la grande epopea indiana. Essa forma un episodio della gigantesca opera che racconta la storia di una guerra dinastica avvenuta in tempi remoti nell'India settentrionale, tra due rami della stirpe regnante di Hastinapura, i Pandava, legittimi sovrani, e i Kaurava usurpatori.
Questo poema ha come protagonisti uno dei contendenti, Arjuna, della famiglia dei Pandava, e Krishna, nobiluomo di un regno confinante, amico di entrambi i rivali e della sua alleanza con Arjuna. Krishna, imparziale, secondo i desideri espressi dai due principi, offre il suo esercito al capo dei ribelli nemici e si affianca personalmente ad Arjuna come auriga del suo carro nella battaglia. Mentre gli eserciti si schierano e iniziano il rituale che precede lo scontro, Arjuna si fa portare dall'auriga Krishna in mezzo alle due armate per osservarle. Qui, alla vista di amici, parenti e maestri che attendono la morte in battaglia, dichiara a Krishna di voler desistere dalla guerra, in preda all'emozione e al timore di sovvertire l'ordine etico. Di fronte alla disperazione di Arjuna, Krishna si rivela come la personificazione (Avatara) di Visnu, in sembianze umane, e dopo che il principe si è dichiarato suo discepolo, inizia una compiuta esposizione della dottrina realizzativa, allo scopo di offrire all'uomo la conoscenza del giusto agire e della liberazione, nel compimento del proprio dovere terreno.

Questa opera celeberrima ha il pregio di riassumere i contenuti sapienziali della Sruti attraverso le istanze dell'uomo "di mondo", impersonato dal principe guerriero, alle prese con dilemmi etici e spirituali che continuano a riflettere le richieste esistenziali degli uomini di ogni epoca.

L'interlocutore divino, Krishna, è uno dei molteplici aspetti di Dio o dell'Assoluto che "prende corpo", o sembianza, come Avatara per illuminare e riportare alla corretta comprensione gli uomini desiderosi di Conoscenza. La manifestazione di una Incarnazione (Avatara) di Dio si mostra allo scopo di attualizzare la verità delle Scritture e offrire occasione di riconoscimento della Realtà, non solo attraverso la speculazione filosofica pura, che può essere inaccessibile a molti, ma anche mediante pratiche yogiche o devozionali che assecondano le predisposizioni individuali. Tale insegnamento si realizza nella Conoscenza, non prevede tecnicismi e osservanze, e punta direttamente a fare dell'esperienza uno strumento di elevazione della coscienza.

Sebbene il testo sia stato oggetto di svariate interpretazioni, l'intento non è quello di stabilire un culto teistico, tanto meno una setta o una scuola particolari. La divinità che si manifesta ad Arjuna dichiara, come nel dettato upanisadico, la superiorità della Conoscenza del Sé su tutte le discipline e le pratiche ascetiche o devozionali, Conoscenza che si verifica mediante la Devozione, il Servizio impersonale o la Ricerca pura, senza preferenze: «33. O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza è superiore al sacrificio dei beni materiali poiché tutte le azioni hanno il loro compimento nella conoscenza, o figlio di Pritha.
34. Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.
35. E quando avrai appreso la verità da un'anima realizzata non cadrai mai più nell'illusione perché capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, Mi appartengono.
36. Anche se tu fossi il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza supererai l'oceano della sofferenza.
37. Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni.
38. In questo mondo, niente è così puro e sublime come la conoscenza. Colui che è diventato maturo nella pratica dello yoga, a suo tempo, trova in se stesso questa conoscenza.» (IV, 33 -38)
Sebbene Dio si mostri, in un concerto di epifanie, nelle svariate forme in cui l'immaginario religioso ha concepito la Sua figura, lo fa per per rivelarsi infine "a due braccia", nella forma di uomo: « 51. Vedendo Krishna nella Sua forma originale, Arjuna disse: Guardando questa forma dall'aspetto umano, così meravigliosamente bella, la mia mente si placa e io ritorno alla mia normale natura.
52. Il Signore Beato disse: Questa Mia forma, che tu ora contempli, è molto difficile da vedere, Mio caro Arjuna. Perfino gli esseri celesti aspirano continuamente a contemplarla
53. La forma che vedi con i tuoi occhi spirituali non può essere compresa né con lo studio dei Veda, né con le severe ascesi, né con gli atti caritatevoli, né con l'adorazione rituale. Nessuno, per queste vie, Mi vedrà così come sono.
54. Mio caro Arjuna, soltanto per mezzo di un incrollabile amore Mi si può conoscere cosi come sono, in piedi di fronte a te, e Mi si può vedere direttamente. Solo cosi si può penetrare il mistero della Mia Persona.
55. Mio caro Arjuna, colui che agisce per Me, guardando solo Me, libero dalla contaminazione delle sue attività passate e dalla speculazione mentale, benevolo con tutti gli esseri, certamente giunge a Me. » (XI, 51-55)

I due brani citati, sebbene non possano riflettere la complessità dell'opera, suggeriscono la visione di fondo che anima il testo: la conoscenza del Supremo è la meta finale dell'esistenza umana, qualsiasi siano i mezzi utilizzati per ricercarla, questi non sono altro che semi dell'infinito Essere senza-parti, la cui conoscenza brucia ogni azione, ogni residuo karmico e la stessa necessità di qualsiasi azione. Krishna indica altresì tre vie che possono condurre gli uomini, secondo la loro indole, a realizzare la pienezza: il Karma Yoga, via dell'azione disinteressata, il Bhakti Yoga, via della pura devozione e il Jnana Yoga, via della conoscenza filosofica: «1. Arjuna disse: Tra chi Ti adora col servizio di devozione e chi dedica il culto al Brahman impersonale, al non-manifestato, chi è più perfetto?
2. Il Signore Beato disse: Colui che fissa la mente sulla Mia forma personale e, colmo di un'ardente fede spirituale, s'impegna sempre nella Mia adorazione, è unito a Me in modo perfetto.
3-4. Quanto a coloro che si votano completamente al non-manifestato, indefinito, inconcepibile ai sensi, onnipresente, fisso, immutabile, controllando i sensi, mostrandosi equanimi tutti e operando per il bene universale, certamente Mi realizzano.
5. Per coloro che hanno la mente attratta dal non-manifestato, dall'aspetto impersonale dell'Assoluto, il progresso sarà molto faticoso. Avanzare su questa via è sempre difficile per l'essere incarnato.
6-7. Per colui che Mi adora e abbandona a Me tutte le sue attività, dedicandosi esclusivamente a Me, assorto nel servizio di devozione e meditando costantemente su di Me, con la mente fissa in Me, o figlio di Pritha, Io sono il liberatore che lo sottrarrà presto all'oceano di nascite e morti.
8. Fissa la tua mente in Me e impegna in Me tutta la tua intelligenza. Così, senza dubbio, vivrai sempre in Me.
9. Mio caro Arjuna, conquistatore delle ricchezze, se non riesci a fissare in Me la tua mente senza deviare, osserva allora i principi regolatori dello yoga.
10. Se non puoi sottometterti ai principi regolatori dello yoga, cerca di dedicare a Me le tue opere, poiché agendo per Me raggiungerai la perfezione.
11. Tuttavia, se non puoi agire in questa coscienza, sforzati allora di rinunciare ai frutti delle tue azioni e diventa consapevole della natura spirituale.
12. Superiore alla conoscenza, tuttavia, è la meditazione, e superiore alla meditazione è la rinuncia ai frutti dell'azione, perché con questa rinuncia si può ottenere la pace della mente.» (XII, 1 - 12)

Ecco come Krishna, elencate le cause di condizionamento nell'errore e le modalità del loro superamento, indica l'impegno dell'aspirante: «51-53. Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione, rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario, che mangia poco e controlla il corpo e la parola, che dimora sempre in contemplazione, distaccato, senza egoismo, senza vana potenza e vanagloria, senza cupidigia né collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni senso di possesso, sereno, quest'uomo è perfettamente elevato al livello della realizzazione spirituale.
54. Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale tutti gli esseri viventi. In questa condizione attinge alla comprensione suprema.
55. Solo attraverso l'amore devoto giunge a conoscermi come sono; e conoscendomi immediatamente entra in Me.
56. Sebbene impegnato in ogni tipo di attività, il Mio devoto, sotto la Mia protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora. » (XVIII, 51-56)

La "grazia di Dio", nominata in più passaggi del testo, che tutto detiene e determina, è argomento di interpretazioni diverse, dualiste, teistiche, ecc, ma queste visioni, dal punto di vista filosofico, dove si voglia comprendere la Realtà ultima, non possono che concordare nel dettato che maggiormente caratterizza la Gita «Abbandonare i frutti di ogni azione è ciò che i saggi chiamano rinuncia.» (XVIII, 2). Azione devozionale e rituale, azione mondana, azione dello yogi che ricerca la perfezione della conoscenza, tutto l'umano operare, raggiunto il suo scopo, si dissolve e si restituisce alla sua Origine finalmente ritrovata: l'Essere incausato, completamente libero da legami con qualsiasi azione o conoscenza:
«2. Né la moltitudine degli esseri celesti né i grandi saggi conoscono la Mia origine perché io sono la fonte, sotto ogni aspetto, degli uni come degli altri.
3. L'uomo che Mi conosce come il non-nato, Colui che è senza inizio, il sovrano di tutti i mondi, non è illuso ed è libero da tutte le colpe.
4-5. L'intelligenza, la conoscenza, la libertà dal dubbio e dall'illusione, l'indulgenza, la veridicità, il controllo di sé e la calma, le gioie e i dolori, la nascita e la morte, la paura e il coraggio, la non-violenza, l'equanimità', la soddisfazione, l'austerità', la generosità, la gloria e l'infamia, tutte queste qualità hanno origine da Me soltanto. » (X, 2-5)
La pratica della disciplina spirituale è dunque lo strumento con cui si conquista la consapevolezza che è oltre il giogo della mente e delle sue illusioni. Questa disciplina è chiamata Yoga.
«7. Chi ha conquistato la mente e ottenuto così la pace ha già raggiunto il Brahman. Per lui, la gioia e il dolore, il freddo e il caldo, l'onore e il disonore sono uguali.
8. Si dice che una persona è situata nella realizzazione spirituale ed è chiamata yogi quando è pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla realizzazione acquisita. Tale persona è situata nella Pienezza e nell'Unità e possiede il controllo di sé. Vede ogni cosa, la zolla di terra, il sasso e l'oro, con occhio equanime.
9. Tra tutti è superiore colui che vede tutti, l'onesto benefattore, l'amico e il nemico, l'invidioso, il virtuoso, il peccatore, l'indifferente e l'imparziale, con mente equanime. [...]
29. Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l'anima realizzata Mi vede ovunque.
30. L'essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non è mai separato da Me, come io non sono mai separato da lui.
31. Lo yogi, sapendo che io e l'Atman, situato in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me.
32. Uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a sé stesso vede la vera uguaglianza di tutti gli esseri, felici o infelici. » (Vi,7-9 e 29-32)

Tratto da visionaire.org