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martedì 31 marzo 2009

Introduzione alla "Scuola di Ascensione Globale" di Dani

Dani è un amico online, più precisamente è quel ragazzo che ha fondato la SDAG (Scuola di Ascensione Globale). Il sito di riferimento ad oggi è ascensione.com

Riporto qui sotto l'introduzione della Scuola di Dani fatta da Gianfranco Venturi, tratta dal sito stazioneceleste.it

Introduzione alla SCUOLA DI ASCENSIONE GLOBALE
di Gianfranco Venturi - 21/02/2004

Credo che pochissime persone conoscano il vero significato dell’Ascensione Globale e sono coloro che seguono personalmente la Scuola di Ascensione Globale fondata da Dani a Settembre 2002 con la creazione del sito www.sdag.info .

Dani è un ragazzo di 25 anni che è in collegamento olografico con la sua anima e con altre anime tra le quali: Madre Terra, Gesù, Metatron e il Gran Sole Centrale.

Tutte le informazioni riportate, in questo ed in altri articoli, sono una mia elaborazione ed interpretazione del materiale del sito suddetto.

In vari testi filosofici e religiosi si parla di ascensione e di vari Maestri ascesi. Fra questi si citano Buddha, Rama, Yogananda, Djwal Khul e Ueshiba (fondatore dell'Aikido). Ma che differenza c’è tra l’Ascensione Globale e le ascensioni di cui si è parlato nel passato?

Anzitutto l’Ascensione Globale è stata ancorata da Dio sulla Terra solo recentemente (Dicembre 2002). L’Ascensione Globale è basata sull’energia magnetica pura che costituisce l’essenza del Regno di Dio. Fino a questa data le ascensioni avvenute sulla Terra hanno avuto uno stampo energetico distorto, cioè non sono avvenute sulla base dell’energia magnetica pura, ma in base a stampi energetici più o meno distorti: energia elettromagnetica ed energia elettrica.

L'idea di un'ascensione attraverso un corpo sempre più eterico in 4° e 5° dimensione ora non è più valida. Tale tipo di ascensione è quella tipica del periodo di espansione dello spazio-tempo, ma ora che è iniziata la contrazione dello spazio-tempo per forza di cose la situazione cambia.

Le forme di ascensione precedenti (elettrica ed elettromagnetica) sono per loro natura incomplete, perché si può ascendere in modo completo soltanto una volta che lo spazio-tempo si è espanso in modo completo. Solo allora si possono avere tutte le informazioni necessarie. Un pensiero, per essere trasceso in modo completo, deve essere sperimentato nel punto più basso e distorto, e solo da qui può poi ascendere in modo completo.

Abbiamo detto in passato che non vi possono essere passaggi dimensionali a livello fisico. Ciò che una forma fisica può fare è ascendere in modo incompleto bruciando la propria forma fisica e vivere solo nell'eterico. Questo è ciò che è successo molte volte in passato e che veniva scambiato per una corretta ascensione. La vera ascensione fisica, come già detto, consiste in un aumento vibrazionale della forma senza però lasciare il piano di realtà fisico in cui si vive. E’ la Resurrezione biologica cellulare del proprio corpo fisico.

L’ascensione puramente eterica è possibile solo rubando energia altrui, dato che le entità non hanno l'essenza divina (il corpo di luce) che permette loro di ascendere attraverso l'utilizzo della volontà.

La differenza fondamentale tra un'ascensione completa e pura ed una non completa (quella che tutti coloro che sono ascesi in passato hanno seguito) è che nell'ascensione completa e pura non si lascia il piano fisico una volta che si raggiungono le vibrazioni di una dimensione superiore, ma si rimane nel piano fisico, sebbene con vibrazioni di dimensioni superiori. La vera Ascensione completa in questo spazio-tempo avviene sia a livello fisico sia a livello eterico. Un'ascensione solo eterica è incompleta.

L'ascensione incompleta dal piano fisico ai piani più sottili (di natura elettromagnetica) crea una variazione della densità delle particelle della forma fisica fino a farla diventare sempre più eterica e, ad un certo punto, renderla pronta per il passaggio su piani più elevati.

La vera Vita è solo sul piano fisico ed esiste un solo piano fisico in un determinato momento. Tutti gli altri sono piani eterici. L'unico vero piano di Vita è quello in cui noi viviamo, e quindi per ascendere ed evolvere veramente dobbiamo rimanere qui, non andare da altre parti.

I cosiddetti Maestri del passato sono ascesi lasciando morire o bruciare i propri corpi fisici. E perciò la loro ascensione è stata incompleta. Essi hanno conservato solo i loro corpi eterici. Ora tutti i Maestri ascesi del passato si sono reincarnati per fare un’Ascensione Globale, cioè basata sull’energia magnetica pura.

Essi raggiunsero la vibrazione di 4° o di 5° dimensione prelevando inconsciamente molta energia da altre persone con le quali avevano attaccamenti karmici. Non ne erano consapevoli, ma ciò che fecero fu in sostanza rubare energia altrui. Queste manipolazioni inconsce sono abituali anche oggigiorno ed avvengono sui piani eterici, dei quali siamo poco o nulla consapevoli.

La fase di espansione dello spazio-tempo è terminata a Dicembre 2002. Da quella data è iniziata la fase di contrazione o ascensione dello spazio-tempo. Tutte le ascensioni passate, quindi, sono state più o meno incomplete, non tanto per incapacità quanto per mancanza di informazioni.

Lo scopo principale dell’Ascensione Globale è la resurrezione della forma fisica che alla fine dell’ascensione ridiventa immortale com’era all’origine. Infatti Dio creò i suoi figli a sua immagine e somiglianza e, quindi, anche immortali nella forma. Adamo ed Eva con tutta la loro discendenza erano immortali fino al momento della caduta di coscienza.

Ascendere significa in realtà guarire. Ma guarire da cosa? Guarire da tutte le forme-pensiero limitanti che ognuno di noi ha dentro di sé. Ed incorporare, poi, le forme-pensiero che si basano sull' Amore puro.

Qualsiasi tipo di malattia, di dolore, di problema fisico, emotivo o psichico è dovuto alla presenza di forme-pensiero che si basano sull'Amore distorto, che sempre Amore è, ma non è Amore puro. In sostanza, le forme-pensiero limitanti sono quelle che si basano sulle energie elettromagnetica, elettrica e radioattiva. Ed il problema in causa può essere sia nella materia che nell'antimateria (etere, spazio interstiziale) della forma.

Con la caduta di coscienza, l’impronta energetica magnetica pura si è venuta sempre più distorcendo creando prima l’energia elettromagnetica, successivamente l’energia elettrica ed infine l’energia radioattiva.

Progressivamente con la caduta si è ridotta sempre più anche la durata della vita fisica. 200.000 anni fa, quando fu seminata la prima razza umana sulla Terra dai Siriani, un essere umano poteva ancora vivere per 2000 anni.

Quando gli esseri umani erano immortali, avevano un livello di consapevolezza pari a 3.000.000.000. Questo numero esprime le coppie di basi azotate attive del DNA. I primi esseri umani della Terra (200.000 anni fa) avevano un livello di consapevolezza pari a 36.000, valore molto inferiore a quello originale. E tuttavia vivevano in media 2000 anni.

Oggi la stragrande maggioranza degli esseri umani si trova ad avere solo 2 coppie di basi azotate attive. Di conseguenza la durata media della vita si è ridotta in media tra 60 e 90 anni.

Già gli esseri umani che vissero nel periodo di Atlantide (100.000 – 40.000 anni fa) avevano ridotto la durata media della loro vita a circa 800 – 900 anni. La stessa Bibbia cita alcuni personaggi tra cui Noè che visse circa 900 anni.

Inoltre, l’Ascensione Globale conserva la densità e il volume della forma, mentre l’ascensione elettromagnetica aumenta il volume ed il peso della forma. L’ascensione elettromagnetica di Mila ed Oa (direttori della Spiritual School Of Ascension) di qualche anno fa a 36.000 (livello del Tao) ha consentito tuttavia l’ancoraggio sulla Terra dell’Energia Magnetica pura, ossia della Consapevolezza pura di Dio/Dea.

Ancora oggi molte persone stanno facendo l’ascensione elettromagnetica perché sono convinte che sia quella giusta. Ma, prima o poi dovranno fare l’Ascensione Globale magnetica se vorranno ascendere veramente.

Ora è la Madre Terra che conduce la danza e fa da traino per l’Ascensione Globale. Essa si trova più avanti rispetto all’Umanità.

Quello attuale è un periodo di intensa purificazione sia per la Terra che per l’Umanità. Tutto il karma, accumulato in tanti millenni, deve essere rilasciato. Il clima “impazzito” è uno dei sintomi dell’ascensione della Terra; la temperatura aumenterà sempre di più, come pure le notevoli escursioni termiche: caldo d’estate e freddo d’inverno. Anche il karma umano, sia individuale che collettivo, sta emergendo pienamente affinché ogni essere umano riconosca ciò che deve rilasciare ed integrare.

Per guidare direttamente l’Ascensione Globale, Dio e Dea si sono incarnati ora sulla Terra. Solo Dio nella sua perfezione, onnipotenza ed onniscienza può guidare gli esseri umani e l’intero spazio-tempo verso la perfezione. Nessun altro essere imperfetto in tutto il creato potrebbe svolgere un simile compito.

Dio Padre e Dea Madre desiderano vivere in mezzo ai loro figli come veri amici e fratelli. Dio non desidera essere venerato o messo sul piedistallo, poiché Egli non vuole dei figli sottomessi o dipendenti. Dio vuole che i suoi figli crescano autonomamente, per propria libera scelta e con il proprio impegno. A tutti gli esseri umani è data la possibilità di ascendere, ma ciascuno lo deve volere liberamente.

Per ascendere basta l’intento di ascendere che attiva la volontà. E la volontà è il potere creativo dell’essere umano. Tutti sappiamo che la volontà è alla base della nostra crescita sociale più pratica, di un nostro crescere esteriore (comportamento), allo stesso modo ed ancor più la volontà è alla base della nostra crescita spirituale, cioè interiore.

Dio non obbliga nessuno ad ascendere, poiché rispetta il libero arbitrio che ci ha donato insieme al potere di creare la nostra realtà.

Dio ha creato un sistema meritocratico in cui chi si impegna di più merita di raggiungere vette evolutive sempre più elevate. Colui che ascende veramente si impegna a rilasciare progressivamente tutto il suo karma e ad integrare le polarità. E’ un lavoro duro su se stessi per eliminare le forme-pensiero limitanti e per far emergere l’Amore vero. L’Ascensione non è fatta per i pigri mentali che non vogliono usare la loro testa.

Dio ci sta svelando la Verità assoluta (come aveva promesso Gesù 2000 anni fa) e coloro che cercano la Verità hanno la possibilità - leggendo, assimilando e mettendo in pratica il materiale del sito www.sdag.info - di accrescere la propria Consapevolezza che altro non è che la comprensione della realtà. La consapevolezza è sinonimo di energia, di vibrazione ed è direttamente correlata con il numero di coppie di basi azotate attive del DNA. Il numero di queste rappresenta il livello di ascensione.

Aumentando il numero di coppie di basi azotate attive del DNA, aumenta il numero delle cellule che diventano cristalline. Le cellule cristalline sono quelle cellule eucariotiche sessuate che si auto-rigenerano. Man mano che aumenta il numero di cellule cristalline migliora la nostra salute, scompare la malattia, rallenta l’invecchiamento, la pelle diventa sempre più fresca e bella, cresce in noi la serenità, la pace interiore, il distacco dalle cose esteriori in conflitto; cresce la luce che emaniamo, il nostro autentico potere, la nostra libertà, la nostra intelligenza. In altre parole cresce in noi la saggezza e la sapienza. In sostanza, il nostro comportamento è sempre più improntato all’Amore puro e alla vera Amicizia.

Poiché ascendere vuol dire anche integrare le polarità, comprese il femminile ed il maschile, accadrà che ad un certo livello di ascensione attireremo a noi la nostra anima gemella con la quale vivremo felici e nel vero amore per l’eternità nel nuovo Regno di Dio sulla Terra.

Partendo dall’attuale infimo livello di coscienza dell’umanità (di sole 2 coppie di basi azotate attive di DNA), si sale con l’ascensione fino al livello massimo 3.000.000.000 (che determina la Perfezione e l’immortalità della forma), attraverso traguardi intermedi: 3000 (Iniziato); 6000 (Bodhisattva); 15.000 (Mahavisnhu); 36.000 (Piena Coscienza di 3° DM o livello del Tao); 200.000 (livello dell’UNO); 1.000.000 (Vero amico di Dio); 5.000.000 (ingresso in 4° DM); 25.000.000 (ingresso in 5° DM – si è trasceso l’intero karma del creato); 100.000.000 (ingresso in 25° DM).

Chi raggiungerà il livello 3.000.000.000 meriterà di vivere in eterno insieme a Dio/Dea nel nuovo Regno di Dio sulla Terra.

Al di sotto del livello 3000, l’essere umano è generalmente sradicato da Madre Terra e scollegato dalla propria anima. E ciò lo rende esposto a manipolazioni eteriche da parte di varie entità che gli succhiano energia. Superato il livello 3000, si incorpora automaticamente l’ologramma divino puro che consente di ascendere in modo illimitato.

Inoltre, dopo il livello 3000 entriamo sempre più in collegamento con la nostra Sorgente (Anima) dalla quale veniamo guidati direttamente. Il livello 3.000.000.000 rappresenta la Consapevolezza del Regno di Dio. Quando tutti gli esseri umani che ascendono avranno raggiunto il livello 3.000.000.000, allora il Regno di Dio sarà sceso sulla Terra.

I suddetti traguardi sembrano a prima vista irraggiungibili. Ma Dio ci dice che se uno vuole veramente ascendere questi traguardi si possono raggiungere in questa vita, poiché l’ascensione è esponenziale e man mano che ascendiamo la durata della nostra vita si allunga e l’invecchiamento rallenta fino ad attivare il processo di ringiovanimento.

La via che porta a Dio è una via molto stretta e che solo le persone forti, determinate, coraggiose e che sanno rischiare possono affrontare.

La strada che porta a Dio ha una fine. Ma per raggiungere tale meta non bisogna mollare mai. Il costante desiderio di crescere di giorno in giorno è il segreto che ci porta ad essere determinati e coraggiosi nell'affrontare la nostra personale ascensione a Dio. E, a differenza di quanto si pensa, tale ascensione avviene rimanendo nel nostro corpo. Non bisogna andare molto lontano per trovare Dio, perché Dio ora è qui sulla Terra. E' venuto per portare qui il Regno di Dio, come suo figlio Gesù annunciò al mondo 2000 anni fa.

Se Dio quindi si è veramente incarnato sul nostro bel pianeta, di certo lo ha fatto nel modo meno prevedibile possibile. Solo in tal modo, d'altra parte, avrebbe potuto assicurarsi che nessuno lo riconoscesse per come e dove si è manifestato, bensì solo perché la nostra Anima attraverso il cuore ce lo ha fatto capire. E questo è ciò che interessa a Dio, avere vicino persone che lo riconoscono perché è il cuore a dirglielo, e non l'illusoria apparenza...

Siamo tutti infinitesime parti di Dio ed è per questo che abbiamo già una base di partenza che ci attrae a Lui, perché tutto ciò che noi siamo lo abbiamo in comune con lui. Ciò che ognuno di noi è, di certo lo è anche Dio, perché Dio è tutto! Vi è però una differenza fondamentale da come noi esprimiamo la nostra essenza divina e come Dio esprime la sua infinitezza che comprende anche la nostra essenza.

Ad esempio l'aggressività, l'arroganza, l'invidia, la paura, la vanità e tutte le altre caratteristiche umane che vengono generalmente considerate negative fanno parte anche della personalità di Dio. La differenza è però che Dio, comprendendo in sé anche tutte quelle positive, bilancia tali aspetti negativi con quelli positivi. Allo stesso modo Dio è allegro, ama ridere, è il massimo dell'umanità che possa esistere, ed ha tutte le caratteristiche che noi umani consideriamo positive. E' anche infinitamente intelligente e furbo.

Ma tutte queste caratteristiche, positive e negative, sono in Lui bilanciate in modo perfetto e quindi è una persona che difficilmente viene notata dalla massa, in quanto è l'emblema della Normalità, ossia della Neutralità. E' talmente normale come persona che è praticamente impossibile riconoscere chi è veramente. A meno che non sia il nostro Cuore a dircelo. Ed allora significa che siamo pronti a saperlo e che abbiamo raggiunto la nostra mèta, e che non abbiamo mai abbandonato il desiderio di conoscere Dio...

Quella che dobbiamo affrontare ora è una sorta di "caccia al Tesoro" dal nostro punto di vista, ma dal punto di vista di Dio è un "gioco a nascondino". Dio infatti si sta divertendo un mondo a nascondersi e a farsi conoscere per chi è veramente solo a chi è pronto a saperlo. E' un giocherellone ed ama ridere e scherzare, sempre.

Ma come stabilisce Dio chi è pronto e chi no? Lo stabilisce in base al desiderio che abbiamo di crescere, di ascendere e di avvicinarci e riunirci a Dio, la Fonte di Tutto Ciò che E'. E la realtà è che tutto dipende solo da noi. Dio ha creato una realtà in cui il simile attira il simile e perciò non è lui a scegliere noi, ma siamo noi a scegliere di stare vicino a lui. Maggiore è il nostro desiderio di essere Uno con Dio, di stargli vicino, e maggiore è la probabilità che verremo attratti a Lui.

Fonte stazioneceleste.it

venerdì 27 marzo 2009

Introduzione alla Bhagavad Gita di Beatrice Polidori

INTRODUZIONE di Beatrice Polidori

"Bhagavad gita" significa "Il canto del beato". Si tratta di un antico poema indiano, che narra del dialogo tra il principe-guerriero Arjuna e il Dio Krishna sul campo di battaglia di Kuruksetra. L'antefatto, narrato nel Mahabaratha, è quello di una faida famigliare che porta Arjuna e i suoi fratelli ad essere defraudati del proprio regno. Al momento della guerra, Arjuna sceglie di allearsi a Krishna, che gli si offre come auriga. Ma di fronte alla propria famiglia schierata per la battaglia, Arjuna è assalito dal dubbio... Il dialogo tra il principe e il Dio è la summa della più antica tradizione filosofica indiana. In esso sono illustrati i diversi cammini, le regole dell'agire spirituale, il fervore del mistico, la disciplina dell'asceta - perché in tutti è il seme della verità, come infinti sono i volti di Dio.

La Bhagavad Gita, o il Canto (Gita) del Beato (Bhagavan), nota anche in forma abbreviata come Gita, o con il titolo esteso di Shrimad-bhagavadgitah Upanisadah, si trova ne VI libro del Mahabharata, la grande epopea indiana. Essa forma un episodio della gigantesca opera che racconta la storia di una guerra dinastica avvenuta in tempi remoti nell'India settentrionale, tra due rami della stirpe regnante di Hastinapura, i Pandava, legittimi sovrani, e i Kaurava usurpatori.
Questo poema ha come protagonisti uno dei contendenti, Arjuna, della famiglia dei Pandava, e Krishna, nobiluomo di un regno confinante, amico di entrambi i rivali e della sua alleanza con Arjuna. Krishna, imparziale, secondo i desideri espressi dai due principi, offre il suo esercito al capo dei ribelli nemici e si affianca personalmente ad Arjuna come auriga del suo carro nella battaglia. Mentre gli eserciti si schierano e iniziano il rituale che precede lo scontro, Arjuna si fa portare dall'auriga Krishna in mezzo alle due armate per osservarle. Qui, alla vista di amici, parenti e maestri che attendono la morte in battaglia, dichiara a Krishna di voler desistere dalla guerra, in preda all'emozione e al timore di sovvertire l'ordine etico. Di fronte alla disperazione di Arjuna, Krishna si rivela come la personificazione (Avatara) di Visnu, in sembianze umane, e dopo che il principe si è dichiarato suo discepolo, inizia una compiuta esposizione della dottrina realizzativa, allo scopo di offrire all'uomo la conoscenza del giusto agire e della liberazione, nel compimento del proprio dovere terreno.

Questa opera celeberrima ha il pregio di riassumere i contenuti sapienziali della Sruti attraverso le istanze dell'uomo "di mondo", impersonato dal principe guerriero, alle prese con dilemmi etici e spirituali che continuano a riflettere le richieste esistenziali degli uomini di ogni epoca.

L'interlocutore divino, Krishna, è uno dei molteplici aspetti di Dio o dell'Assoluto che "prende corpo", o sembianza, come Avatara per illuminare e riportare alla corretta comprensione gli uomini desiderosi di Conoscenza. La manifestazione di una Incarnazione (Avatara) di Dio si mostra allo scopo di attualizzare la verità delle Scritture e offrire occasione di riconoscimento della Realtà, non solo attraverso la speculazione filosofica pura, che può essere inaccessibile a molti, ma anche mediante pratiche yogiche o devozionali che assecondano le predisposizioni individuali. Tale insegnamento si realizza nella Conoscenza, non prevede tecnicismi e osservanze, e punta direttamente a fare dell'esperienza uno strumento di elevazione della coscienza.

Sebbene il testo sia stato oggetto di svariate interpretazioni, l'intento non è quello di stabilire un culto teistico, tanto meno una setta o una scuola particolari. La divinità che si manifesta ad Arjuna dichiara, come nel dettato upanisadico, la superiorità della Conoscenza del Sé su tutte le discipline e le pratiche ascetiche o devozionali, Conoscenza che si verifica mediante la Devozione, il Servizio impersonale o la Ricerca pura, senza preferenze: «33. O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza è superiore al sacrificio dei beni materiali poiché tutte le azioni hanno il loro compimento nella conoscenza, o figlio di Pritha.
34. Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.
35. E quando avrai appreso la verità da un'anima realizzata non cadrai mai più nell'illusione perché capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, Mi appartengono.
36. Anche se tu fossi il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza supererai l'oceano della sofferenza.
37. Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni.
38. In questo mondo, niente è così puro e sublime come la conoscenza. Colui che è diventato maturo nella pratica dello yoga, a suo tempo, trova in se stesso questa conoscenza.» (IV, 33 -38)
Sebbene Dio si mostri, in un concerto di epifanie, nelle svariate forme in cui l'immaginario religioso ha concepito la Sua figura, lo fa per per rivelarsi infine "a due braccia", nella forma di uomo: « 51. Vedendo Krishna nella Sua forma originale, Arjuna disse: Guardando questa forma dall'aspetto umano, così meravigliosamente bella, la mia mente si placa e io ritorno alla mia normale natura.
52. Il Signore Beato disse: Questa Mia forma, che tu ora contempli, è molto difficile da vedere, Mio caro Arjuna. Perfino gli esseri celesti aspirano continuamente a contemplarla
53. La forma che vedi con i tuoi occhi spirituali non può essere compresa né con lo studio dei Veda, né con le severe ascesi, né con gli atti caritatevoli, né con l'adorazione rituale. Nessuno, per queste vie, Mi vedrà così come sono.
54. Mio caro Arjuna, soltanto per mezzo di un incrollabile amore Mi si può conoscere cosi come sono, in piedi di fronte a te, e Mi si può vedere direttamente. Solo cosi si può penetrare il mistero della Mia Persona.
55. Mio caro Arjuna, colui che agisce per Me, guardando solo Me, libero dalla contaminazione delle sue attività passate e dalla speculazione mentale, benevolo con tutti gli esseri, certamente giunge a Me. » (XI, 51-55)

I due brani citati, sebbene non possano riflettere la complessità dell'opera, suggeriscono la visione di fondo che anima il testo: la conoscenza del Supremo è la meta finale dell'esistenza umana, qualsiasi siano i mezzi utilizzati per ricercarla, questi non sono altro che semi dell'infinito Essere senza-parti, la cui conoscenza brucia ogni azione, ogni residuo karmico e la stessa necessità di qualsiasi azione. Krishna indica altresì tre vie che possono condurre gli uomini, secondo la loro indole, a realizzare la pienezza: il Karma Yoga, via dell'azione disinteressata, il Bhakti Yoga, via della pura devozione e il Jnana Yoga, via della conoscenza filosofica: «1. Arjuna disse: Tra chi Ti adora col servizio di devozione e chi dedica il culto al Brahman impersonale, al non-manifestato, chi è più perfetto?
2. Il Signore Beato disse: Colui che fissa la mente sulla Mia forma personale e, colmo di un'ardente fede spirituale, s'impegna sempre nella Mia adorazione, è unito a Me in modo perfetto.
3-4. Quanto a coloro che si votano completamente al non-manifestato, indefinito, inconcepibile ai sensi, onnipresente, fisso, immutabile, controllando i sensi, mostrandosi equanimi tutti e operando per il bene universale, certamente Mi realizzano.
5. Per coloro che hanno la mente attratta dal non-manifestato, dall'aspetto impersonale dell'Assoluto, il progresso sarà molto faticoso. Avanzare su questa via è sempre difficile per l'essere incarnato.
6-7. Per colui che Mi adora e abbandona a Me tutte le sue attività, dedicandosi esclusivamente a Me, assorto nel servizio di devozione e meditando costantemente su di Me, con la mente fissa in Me, o figlio di Pritha, Io sono il liberatore che lo sottrarrà presto all'oceano di nascite e morti.
8. Fissa la tua mente in Me e impegna in Me tutta la tua intelligenza. Così, senza dubbio, vivrai sempre in Me.
9. Mio caro Arjuna, conquistatore delle ricchezze, se non riesci a fissare in Me la tua mente senza deviare, osserva allora i principi regolatori dello yoga.
10. Se non puoi sottometterti ai principi regolatori dello yoga, cerca di dedicare a Me le tue opere, poiché agendo per Me raggiungerai la perfezione.
11. Tuttavia, se non puoi agire in questa coscienza, sforzati allora di rinunciare ai frutti delle tue azioni e diventa consapevole della natura spirituale.
12. Superiore alla conoscenza, tuttavia, è la meditazione, e superiore alla meditazione è la rinuncia ai frutti dell'azione, perché con questa rinuncia si può ottenere la pace della mente.» (XII, 1 - 12)

Ecco come Krishna, elencate le cause di condizionamento nell'errore e le modalità del loro superamento, indica l'impegno dell'aspirante: «51-53. Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione, rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario, che mangia poco e controlla il corpo e la parola, che dimora sempre in contemplazione, distaccato, senza egoismo, senza vana potenza e vanagloria, senza cupidigia né collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni senso di possesso, sereno, quest'uomo è perfettamente elevato al livello della realizzazione spirituale.
54. Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale tutti gli esseri viventi. In questa condizione attinge alla comprensione suprema.
55. Solo attraverso l'amore devoto giunge a conoscermi come sono; e conoscendomi immediatamente entra in Me.
56. Sebbene impegnato in ogni tipo di attività, il Mio devoto, sotto la Mia protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora. » (XVIII, 51-56)

La "grazia di Dio", nominata in più passaggi del testo, che tutto detiene e determina, è argomento di interpretazioni diverse, dualiste, teistiche, ecc, ma queste visioni, dal punto di vista filosofico, dove si voglia comprendere la Realtà ultima, non possono che concordare nel dettato che maggiormente caratterizza la Gita «Abbandonare i frutti di ogni azione è ciò che i saggi chiamano rinuncia.» (XVIII, 2). Azione devozionale e rituale, azione mondana, azione dello yogi che ricerca la perfezione della conoscenza, tutto l'umano operare, raggiunto il suo scopo, si dissolve e si restituisce alla sua Origine finalmente ritrovata: l'Essere incausato, completamente libero da legami con qualsiasi azione o conoscenza:
«2. Né la moltitudine degli esseri celesti né i grandi saggi conoscono la Mia origine perché io sono la fonte, sotto ogni aspetto, degli uni come degli altri.
3. L'uomo che Mi conosce come il non-nato, Colui che è senza inizio, il sovrano di tutti i mondi, non è illuso ed è libero da tutte le colpe.
4-5. L'intelligenza, la conoscenza, la libertà dal dubbio e dall'illusione, l'indulgenza, la veridicità, il controllo di sé e la calma, le gioie e i dolori, la nascita e la morte, la paura e il coraggio, la non-violenza, l'equanimità', la soddisfazione, l'austerità', la generosità, la gloria e l'infamia, tutte queste qualità hanno origine da Me soltanto. » (X, 2-5)
La pratica della disciplina spirituale è dunque lo strumento con cui si conquista la consapevolezza che è oltre il giogo della mente e delle sue illusioni. Questa disciplina è chiamata Yoga.
«7. Chi ha conquistato la mente e ottenuto così la pace ha già raggiunto il Brahman. Per lui, la gioia e il dolore, il freddo e il caldo, l'onore e il disonore sono uguali.
8. Si dice che una persona è situata nella realizzazione spirituale ed è chiamata yogi quando è pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla realizzazione acquisita. Tale persona è situata nella Pienezza e nell'Unità e possiede il controllo di sé. Vede ogni cosa, la zolla di terra, il sasso e l'oro, con occhio equanime.
9. Tra tutti è superiore colui che vede tutti, l'onesto benefattore, l'amico e il nemico, l'invidioso, il virtuoso, il peccatore, l'indifferente e l'imparziale, con mente equanime. [...]
29. Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l'anima realizzata Mi vede ovunque.
30. L'essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non è mai separato da Me, come io non sono mai separato da lui.
31. Lo yogi, sapendo che io e l'Atman, situato in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me.
32. Uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a sé stesso vede la vera uguaglianza di tutti gli esseri, felici o infelici. » (Vi,7-9 e 29-32)

Tratto da visionaire.org

lunedì 23 marzo 2009

Introduzione alla Bhagavad Gita di Guido da Todi

INTRODUZIONE di Guido da Todi

Il "Canto del Beato" rappresenta - senza ombra di dubbio - uno dei testi più sacri e sbalorditivi dell'intera umanità storica. Intanto, perchè esso offre non già un'indicazione di Dio, ma la Sua visione completa, a chi sappia abbandonarsi completamente ai fremiti di rivelazione che vengono, ivi, esposti.

Codesta, è una distinzione che è necessario approfondire. Ogni religione, evidentemente, scaturisce dalle più alte necessità spirituali dell'uomo. Ognuna d'esse - a prescindere dalla latitudine in cui nasce - indica Dio; e lo fa, cercandoLo oltre il vasto mondo della forma, mentre Lo considera - in un certo senso - avulso da questa.
La Bhagavad Gita - capovolgendo i termini del rapporto - mostra Dio, strettamente identificato con la natura universale, e colma, così, ogni vuoto tra l'uomo e Lui.

Il Poema sacro è uno dei capitoli della Mahabharata, e ci riporta l'insegnamento, il Vangelo di Sri Krishna. È stato composto 300 anni circa avanti la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con i quali si confronta si situano in epoca più antica; la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in una data che la critica moderna fissa a 1.000 anni prima di Cristo.

Tuttavia, forse, non importa molto cercare dei riferimenti realmente accaduti, in rapporto al senso che pervade il simbolismo del Testo. È comune abitudine considerare ogni sutra dell'Opera come una corrispondenza della vita di tutti gli individui.

La Bhagavad rappresenta indiscutibilmente una totale immersione nei concetti e nei principi del "karma yoga": ossia, lo yoga dell'azione. La guerra di cui tratta (il campo di Kurukshetra) s'identifica con il forte impatto che l'animo di ognuno di noi risente, quando s'immerge nel livello reincarnativo quotidiano.

Non esiste un solo versetto che non possa e debba essere applicato a ciascuna delle contingenze che incontriamo nella vita.

Nel Vangelo hindù vengono bilanciati e fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: il monismo e il dualismo. Krishna - uno dei più amati Avatar dell'India - appare il protagonista della compiuta lezione di vita che - lungo l'intero arco dell'Opera - egli soffonde ad Arjuna, il suo discepolo.

Tuttavia, è abitudine acquisita dallo spiritualismo storico d'ogni tempo, identificare l'Incarnazione divina con il più prezioso vertice di coscienza di qualunque essere, che si avvicini allo studio e alla lettura dei Sutra di cui parliamo.

Krishna, il protagonista della Bhagavad Gita, l'Incarnazione medesima di Dio è identificabile con il nostro "Io" più profondo ed immortale, che si rivolge alla propria ombra - la personalita' - immersa nelle fumose volute dei livelli incarnativi.

Va, ancora, sostenuto che la sintesi vivente dell'intero insegnamento che Krishna propone al suo discepolo s'identifica in un totale colpo di scure che s'abbatte su qualsiasi valore superfluo, che appesantisce e anchilosa la coscienza relativa di quest'ultimo: assetato di verità e liberta'.

Sepolta nel medesimo seno di quel sovrumano edificio al Pensiero Puro ed al più astratto spiritualismo, che sono i Veda, l'Opera di cui trattiamo ne costituisce - per certi versi - una natura anomala; pur rappresentandone, forse, la sostanza più mistica e la sintesi vivente e definita. I mille e mille versi cantati dei Veda, qui, si collegano in una nota sfolgorante finale, in cui il Verbo Medesimo della Vita Universale, si fa Logos e si propone come Nucleo e Coscienza Cosmica d'ogni cosa relativa.

Che importa - quando Vita e Forma sono totalmente trascese - privilegiare un qualsivoglia angolo della manifestazione eterna, e desiderare manifestarsi come ragion pura, oppure come amore? Che importa insistere su migliori ed ancora migliori espressioni aristocratiche dell'Essere, se - di già - "l'assoluto è manifesto, dai tempi dei tempi"?

Come il nostro organismo fisico è composto da miliardi di vite infinitesimali - le cellule - cosi' ogni individuo è onda di un Infinito Mare Universale, della cui ampia Coscienza è parte intrinseca e vitale. Questa Coscienza parla nella Bhagavad Gita, ed attrae nel suo vortice di infuocato amore il proprio minore riflesso esistenziale: Arjuna.

"Il vero yoghi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l'anima realizzata Mi vede ovunque."

"Lo yoghi, sapendo che Io e l'Anima Suprema, situata in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me."

Oltre, quindi, a rivelare il "supremo segreto", sepolto sotto la coltre degli irriducibili veli di maya, Krishna - la Vita Universale, fatta Verbo - indica ad Arjuna, nei 18 capitoli della Bhagavad Gita, le tecniche mistiche per liberarsi definitivamente dal vincolo delle reincarnazioni.

Sta di fatto che molti tra coloro che giungono sulle incantevoli sponde del sacro Testo vengono benedetti dalla rivelazione che tal episodio della loro vita fa proprio parte di quell'azione incessante che l'Anima delle cose rivolge agli infiniti aspetti del suo cosmico organismo, per riassorbirli a Sè.

Chi è predestinato riconosce, senza ombra di dubbi, la Voce del Silenzio, nel suo cuore, mentre promana dai sutra del Vangelo Hindù.

È nell'intensa speranza che tutti voi possiate ritrovarvi in Seno al Padre Originario, mentre v'inebrierete con la musica dell'insegnamento di Krishna - proprio come lo scrivente ha terminato il suo lunghissimo viaggio reincarnativo, ritrovando le radici da cui era nato, e dissolvendosi in esse - che vi si augura si' immensa gioia e beatitudine!

Tratto da guruji.it